“Padri e figli. Sulle
tracce di Amsicora”. Questo l’intrigante
titolo della mostra del fotografo Salvatore
Ligios che è stata inaugurata negli spazi
espositivi del Masedu, Museo d’arte
contemporanea di Sassari. Senza riprendere
una precisa traccia già percorsa in passato
da Ligios con la mostra “Facce di sardi.
Ritratti d’identità”, questo nuovo
allestimento, quaranta ritratti di padri e
figli, “catturati” dall’obbiettivo
fotografico racconta in una sorta di
dialogo sussurrato con delicatezza ma senza
trascurare il carattere rude dell’uomo di
campagna, l’ennesimo approccio con il
tentativo di riaffermare e trasmettere il
senso di identità dei sardi e gli aspetti
di una Sardegna contemporanea.
Con un approccio che segue volutamente una
linea di trasmissione tutta al maschile, la
mostra sottotitolata “Sulle tracce di
Amsicora”, è il tentativo di fare una
riflessione intorno al concetto di identità
e al mito tutto sardo, di questo
personaggio diventato nel tempo una leggenda
e a seconda delle varie interpretazioni,
simbolo per eccellenza dell’etnia
sarda. Identità che volenti o nolenti ,
senza voler mettere l’accento sulle
caratteristiche delle culture patriarcali
e maschiliste, ha sempre ruotato su una
trasmissione naturale da padre in figlio, da
uomo a uomo, gli esclusivi depositari
per “diritto” del sapere e della sua
divulgazione. Una staffetta per il passaggio
del testimone che il lavoro di Ligios,
non ha la pretesa di assurgere al valore di
documento a carattere sociologico, la mostra
infatti cerca di ripercorrere
attraverso i volti, mezzi busti e figure
intere, tutte in bianconero su carta
sensibile di grande formato, le storie
di personaggi veri. La serie di immagini
scattate non solo in Sardegna ma anche tra
gli emigrati in Germania, Perù e
Australia, non si traducono anche se a pieno
diritto ne hanno tutte le caratteristiche,
in un corredo iconografico per un saggio
di antropologia.
La forza e l’impatto emotivo che provocano
si prestano più a una riflessione per
trovare nuove interpretazioni sul
tortuoso cammino alla scoperta
dell’identità, quella dell’uomo sardo
che con pari enfasi hanno descritto il
cinema e la letteratura.
Salvatore Ligios nato a Villanova Monteleone
nel 1949 inizia ad esplorare il mondo della
carta sensibile ai cristalli d’argento,
dei grandangoli e teleobbiettivi, intorno
alla metà degli anni Settanta. Fin da
principio mostra una particolare attenzione
per i soggetti ambientali, la natura e le
immagini sportive tanto che per 10 anni
dirige la rivista Caddhos e su quella carta
patinata firma numerose fotografie di sport
equestri, turismo e reportage naturalistici
dell’isola. Tra la sua vastissima
produzione si contano monografie sul mondo
dei cavalli, sulle tradizioni popolari
e inoltre coniuga i suoi lavori alla
produzione letteraria estemporanea
collaborando con poeti sardi alla pubblicazione
di diversi libri illustrati.
Da qualche anno si è concentrato,
esplorando con crescente interesse, sul tema dell’identità
e del rapporto dell’individuo con la
propria terra. Temi questi sviscerati da
Ligios, con la forza del bianco e nero,
nelle sue più recenti pubblicazioni,
"Facce di sardi. Ritratti d’identità"
(1999), "Zente virtuosa",
"Coro meu", "Poesias de amore
in limba sarda" (2001), "I maschi
di Lodine", "Nella terra
sospesa", "Giuseppe Dessì: i
luoghi della memoria", "Sansperarte"
(2002). Fotografie capaci di evocare con
un’intensa carica narrativa, aspetti e
risvolti di una cultura millenaria che
ancora resiste e non vuole soccombere alla
pianificazione e all’omologazione del
nuovo mito della cultura globalizzata.
La mostra è corredata da un catalogo edito
dalla Soter editrice con i testi
introduttivi curati da Diego Mormorio e
Bachisio Bandinu e rimarrà aperta sino al 4 maggio.
L’ingresso è gratuito. MASEDU Museo
d'arte contemporanea Via Pascoli 16,
07100 Sassari - (ingresso lato destro, Via
Mons. Piga).
Antonio Rombi
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