AD ARGILLATEATRI DI ROMA IL MONOLOGO
"COSE USATE" CON SALIMA BALZERANI
Fino al 6 aprile ad Argillateatri (Via dell’Argilla 18 ,Gregorio VII) a Roma va in scena "Cose usate:
un monologo contemporaneo", adattamento da “Asta in Cortile” di Arnold Wesker, di Isabella Moroni, regia
Vincenzo Cozzi, con Salima Balzerani, scenografia e decor Lisa Ambrosini, light Designer Mauro Giordanella,
assitente alla regia Lucia Lategana, luci e fonica Nino Mallia, allestimenti Chiara Martinelli.
Appuntamento il venerdì e il sabato alle 21,15 e la domenica alle 18. Ingresso 8 Euro, ridotti 6 Euro,
tessera associatva 2 Euro.
“Cosa succede quando, tornando a casa, non trovi più tuo marito, le tue certezze, un’intera parte della tua
vita?Marina, maestra elementare persa nell’ovvietà di tutti i giorni rimane confusa. Rapinata delle sue
verità, dei suoi vezzi e delle sue corazze, si inoltra lungo un sentiero dove il passato resterà impigliato
nel grottesco ed il futuro ka vedrà liberarsi di tutte le cose usate.…."
Fra tutti i monologhi al femminile di Arnold Wesker “Asta in Cortile” sembra essere quello più duro, senza
speranza: un abbandono, suggerisce l’autore, non può rimarginarsi se non attraverso azioni autolesioniste.
Ma, nonostante l’accorta sensibilità dell’autore per la psicologia femminile, nella natura delle donne esiste
qualcosa di profondamente ed intimamente nascosto: un’energia selvatica che permette molto spesso la
rinascita.
La scelta di adattare questo testo degli anni ’80, ad una visione più attuale e concreta della reattività
femminile, è all’origine di “Cose Usate” scritto da Isabella Moroni, che racconta come le donne
contemporanee affrontino l’abbandono, gli ineluttabili cambiamenti di vita, le svolte imposte dal destino in
maniera imprevedibile, spesso evitando le strade tracciate dalla cultura e dall’abitudine.
Lo spettacolo ci conduce in un viaggio attraverso la maturazione psicologica di una donna: Marina la
protagonista di “Cose Usate” rifiutata, tradita ed umiliata si sente offesa, si rimprovera e si compiange
quindi scopre, fra i suoi limiti e le sue possibilità un’aspirazione concreta e segreta: la necessità di non
farsi confondere, di uscire dalla sua gabbia ovattata dove abitudini e stereotipi non le hanno neanche dato
modo di accorgersi della catastrofe imminente.
Ironia e ridicolo mischiati a dolore e rimpianto. Nell’ansioso susseguirsi di stati d’animo con i quali gioca
continuamente, Marina non permette mai agli “altri” di scoprire il confine tra il tragico ed il grottesco e
rafforza così la sua figura di donna contemporanea che, anche nei momenti di disperazione, sa andare verso
l’uscita, verso la riuscita.
La scelta registica è quella di mostrare l’essere umano nella sua evoluzione; l’attrice, infatti, si presenta
in quanto tale e porta il pubblico ad una forte, totale identificazione con il personaggio in modo che questo
possa viverne tutti i passaggi, i risvolti, le evoluzioni.
Salima Balzerani ha la capacità di essere brillante, di farci ridere delle sue disgrazie senza darci mai la
tranquillità dell’abitudine, spezzando a volte con un gesto, altre con un sorriso o con la rabbia
l’assuefazione ad uno stile di vita che non è più nostro.