IL 12 E IL 13 APRILE A ROMA "I BARATTIERI"
IN SCENA CON "TRAGICO CONTROVOGLIA"
Sabato 12 e Domenica 13 Aprile, ore 21.00, all'Abraxa Teatro (Via Portuense, 610 – Villa Flora Tel. 06 65744441 - 6570040), l’Associazione Culturale “I BARATTIERI” presenta "Tragico controvoglia", "L’Orso", "La domanda di matrimonio", "Il canto del cigno", tre atti unici di A. Cechov. Interpreti Paolo Emilio Colombo, Sara D’Ippolito, Mario
Migliucci, regia Mamadou Diuoume. Luci a cura di Jacopo Mosca. Foto di scena: Giulia Quintavalle, per informazioni per prenotazioni:
Abraxa Teatro Tel. 06 65744441 - 6570040
Possiamo agire sul nostro destino?
I personaggi de “L’orso” e “La domanda di matrimonio” lottano per padroneggiare il corso della loro esistenza. In questo
combattimento impari, essi si rivelano a noi e ci parlano della nostra umanità. La scrittura segue il movimento, tra
tragedia e commedia, che è nascosto nella vita stessa. E’ per questo che Cechov ancora oggi ci tocca e ci spinge a
inventare, a cercare di mettere in questione sia l’arte che la vita.
Il teatro di Cechov, come uno specchio più grande di noi, lancia ancora oggi una sfida al pubblico ed agli attori.
Da questa considerazione cechoviana il nostro lavoro prende le mosse.
"Mai si deve mentire. L'arte ha questo di particolarmente grande: non tollera la menzogna… Volevo solo dire alla gente in
tutta onestà: guardate, guardate come vivete male, in che maniera noiosa. L'importante è che le persone comprendano questo,
se lo comprendono, inventeranno sicuramente una vita diversa e migliore. L'uomo diventerà migliore quando gli avremo
mostrato com'è."
Il Gruppo
L’Associazione Culturale I Barattieri, formatasi nel giugno del 2000, è costituita da alcuni degli attori che, dal 1996,
hanno partecipato al Laboratorio Teatrale del Liceo Ginnasio Statale Giulio Cesare di Roma, la cui tappa più significativa
è rappresentata dalla realizzazione dello spettacolo “Il Giardino d’Infanzia di Riki” di David Grossman, con la regia di
Stefano Viali, anche conduttore del Laboratorio, andato in scena al Teatro La Comunità diretto da Giancarlo Sepe, nel 1998.
I Barattieri - sotto la direzione di Mamadou Dioume, attore senegalese del Centre International de Creations Theatrales di
Peter Brook ed attualmente anche regista e docente attraverso gli stage che da anni organizza in Italia - hanno focalizzato
il proprio lavoro intorno a un progetto di ricerca su Cechov.
Si è seguito,in questi due anni, un doppio binario: da un lato l’atelier interno alla compagnia basato sul lavoro
dell’attore e, dall’altro, l'istituzione di seminari e laboratori dedicati alla formazione che permettano di approfondire
la ricerca teatrale e di creare nuove collaborazioni.
Approfondendo questo percorso I Barattieri hanno incontrato Tapa Sudana, attore balinese del C.I.C.T. di Peter Brook, con
il quale hanno organizzato una sessione di lavoro nel novembre 2001.
Nel settembre 2001 il gruppo ha partecipato al festival "Giovane F.A.T.A." promosso dall'Abraxa Teatro al Giardino degli
Aranci di Roma con"L'Orso" di A. Cechov, successivamente replicato presso Villa Flora.
Questa prima tappa del percorso ha permesso di inserire anche il pubblico nella ricerca del gruppo, evitando di
“incontrarlo” esclusivamente al termine del lavoro per presentare un “prodotto finito”, nel pieno spirito del metodo
laboratoriale.
Nel dicembre 2001 è stata realizzata con la collaborazione del Comune di Roma l’iniziativa “Luci dell’Est” presso
il Teatro dell’ex Mattatoio, allestendo il “Progetto Cechov”, prova aperta sotto forma di performance teatrale diretta da
Mamadou Dioume e “La Foresta Pazza” di Caryl Churchill per la regia di Stefano Viali, in collaborazione con la Compagnia
Teatrale Integrata “Diverse Abilità”.
La seconda tappa di questo studio su Cechov è andata in scena nel Giugno 2002 presso il Teatro 20° Secolo di Roma
con lo spettacolo “Scherzi in un atto”: L’orso, La domanda di matrimonio di A. Cechov per la regia di M. Dioume
Il lavoro sul testo
Il nostro studio prende le mosse da un lavoro lungo 2 anni intorno agli atti unici di Cechov, che ci interessano in modo
particolare perché vi ritroviamo tutte quelle tematiche che fanno delle opere di Cechov opere sull'umanità e perché
evidenziano in modo esemplare quel principio da cui prende le mosse il nostro lavoro: il teatro è una goccia concentrata di
vita, il teatro è qui ed ora come ci insegna Shakespeare. Lo sguardo di Cechov sui suoi personaggi è sempre scrupoloso, ma
mai indignato, rifugge da ogni sentimentalismo o psicologismo, non si spaventa di mostrare la vita com'è ma sorride.
Potremmo parlare di un teatro come "derisione", come risulta evidente dagli Atti Unici, teatro però che non scade mai nella
superficialità. I personaggi di Cechov non sono mai rassegnati e cristallizzati ma propositivi, centrale resta sempre il
desiderio di vita. Il teatro cechoviano è per sua scelta un teatro non eroico e rifugge dalla ricerca dell'effetto, ma
grazie all'occhio scrupoloso del suo autore è un teatro intessuto di dettagli e minuzie quotidiane che gettano una nuova
luce su quelle abitudini che ancora oggi ci caratterizzano. Al contempo, i personaggi di Cechov possono rappresentare per
noi le nostre origini, i nostri miti dimenticati, per quel loro attaccamento alla terra e quel legame ancora forte con il
tempo e le stagioni, che noi abbiamo perduto
Il lavoro dell'attore
L'attore deve essere limpido come la vita. Per giungere a questo, deve intraprendere una ricerca su se stesso, al di là
delle sue abitudini mentali e fisiche, per ritrovare l'autentica vita che c'è all'origine della sua "azione". L'attore deve
mirare ad essere un "atleta affettivo", avere cioè il corpo, il pensiero e l'emozione liberi ed uniti per diventare canali
e far sì che la storia si manifesti oltre ogni psicologismo individuale. Ricercare la vita significa lavorare secondo un
doppio percorso: progredire in quanto attore ed in quanto essere umano. Il training e il lavoro di improvvisazione
concorrono a far sì che l'attore possa liberarsi dalle proprie abitudini e risvegli l'immaginazione, partendo dal vuoto,
senza idee preconcette anche nell'incontro con i propri compagni. Il lavoro di messa in scena terrà conto di queste
relazioni: con se stesso, con il partner, con lo spazio scenico e con il pubblico. L'approccio alla parola sarà inteso come
lavoro di ascolto autentico di ciò che nasce da queste relazioni ricercando grazie ad esse la qualità nel dettaglio ed in
seguito la qualità del dettaglio.
La messa in scena
Il principio fondamentale che guida la messa in scena è che ogni suo elemento: lo spazio, la scenografia, i costumi, le
luci, proprio come gli stessi attori deve semplicemente "suggerire" la situazione da rappresentare. La messa in scena,
dunque è costituita da pochi elementi che aiutano gli attori a raccontare la storia in modo semplice e concreto
Mamadou Dioume si diploma presso la Scuola Nazionale delle arti in Senegal e interpreta ruoli primari in seno alla
Compagnia Nazionale d'Arte Drammatica.
Nel 1968 si fa notare nel ruolo di Creonte nell'Antigone di J. Anouilh, ruolo Che gli vale l’ingresso nel Teatro Nazionale
Daniel Sorano, dove lavorerà sino al 1984 sotto la direzione di Raymond Hermantier, compagno di Jean Vilar. Ha recitato
un vasto repertorio senegalese e africano.
Nel Settembre 1984 Peter Brook lo nota in uno spettacolo e lo invita ad interpretare il ruolo di Bhima, il figlio del
vento dalla forza immensa, nel Mahabarata. Ha interpretato questo ruolo sia in francese - Festival di Avignone 1985 e poi
a Parigi - sia in inglese nella tournée mondiale terminata nel 1988, partecipando anche alla versione cinematografica.
Sempre presso il Centre International de Créations Théatrales di Parigi ha lavorato in La tragédie de Carmen, Woza
Albert!, La Tempete. Nel cinema ha lavorato come attore con S. Ousmane, B. Tavernier, T. Gillou e A. Corneau. Dal
1991, accanto al lavoro presso il CICT, tiene laboratori in tutta Europa, si occupa di attori e di regia. Ha realizzato
regie di testi classici quali La Signorina Julie (Germania 1990), Macbeth ( Italia 1998 ) e di giovani drammaturghi:
Loulouzad di I. E. Issak (Oslo 1993), Que la Terre vous soit légère di K. Efoui (Francia 1996), Femmes di C. Rullier
(Francia 1999).