AL TEATRO BELLINI DI PALERMO
FINO AL 17
"LA TERRA DESOLATA"CON LA REGIA DI CLAUDIO COLLOVÀ
Al Teatro Bellini di Palermo dal 2 al 17 aprile va in scena "La terra desolata" ("The Waste
Land") di T.S.Eliot (traduzione di Alessandro Serpieri), una coproduzione Coop. Teatrale
Dioniso Palermo / Teatridithalia Milano, in collaborazione con il Teatro Biondo Stabile di
Palermo diretto da Pietro Carriglio. Regia teatrale del poema
di Claudio Collovà, con Paola Lattanzi, Alessandra Luberti, Elisabetta di Terlizzi, Simona
Malato, Giuseppe Massa, Alessandro Mor, Giacco Pojero, Rori Quattrocchi, Marina Remi, Nino
Vetri, scene Antonio Micciché, musiche Giacco Pojero Nino Vetri, luci Nando Frigerio, foto
di scena Nino Annaloro, lavoro sul movimento Alessandra Luberti, costumi Paola Basile,
assistente alla regia Paolo Cinquemani, scenografo realizzatore Maria Rosalba Corrao,
amministrazione Nino D’Acquisto, organizzazione Maria Concetta Spinosa
Note di regia di Claudio Collovà
(Torri che crollano / Gerusalemme Atene Alessandria / Vienna Londra / Irreali)
- Quelle torri crollanti continuano ancora oggi a schiantarsi al suolo. La parola profetica
di Eliot non è mai sembrata tanto reale quanto oggi.Forse gli americani la riesumeranno
dagli scantinati. La Waste Land del presente ci riporta a rileggere storditi queste pagine,
quale civiltà potrà risorgere dalle nostre macerie?
Ho scelto di lavorare a La terra desolata perché, oltre ad essere l’opera poetica più
grande e discussa del novecento, da sempre, fin dalla prima lettura, risalente ai miei
studi universitari di anglista, l’ho ritenuta un luogo affollato di personaggi teatralmente
vivi, rappresentabili concretamente sullo spazio scenico. Non oggetti ineffabili, ma
strumenti adatti a raccontare la normale esperienza umana.
Per comprendere appieno il significato simbolico dell'opera sarebbe necessario far
riferimento almeno a Ovidio, Dante, Chaucher, Shakespeare, Il ramo d'oro di Frazer e Il
paradiso perduto di Milton, l'opera monumentale Ritual to Romance di Jessie Weston e i miti
e i riti legati alla leggenda del Santo Graal. La terra desolata è infatti piena di
citazioni che creano una rete di significati che vanno al di là dell'opera stessa perché
forniscono uno strato immaginativo carico e denso utile a una possibilità di scrittura
scenica. Ma a me sembra che la forza dirompente di un carico immaginativo così denso ha il
merito di sopravvivere anche a una percezione meno colta e cosciente, in cui è necessario
prima di tutto l’abbandono di qualsiasi atteggiamento di sospetto intellettuale, concedendo
con coraggio ai propri sentimenti la precedenza sui propri pensieri. La poesia de
"La terra desolata" è come una musica di idee di tutti i generi, astratte e concrete, generali e
particolari e, come le frasi del musicista, sono disposte non in modo che ci dicano
qualcosa, ma in modo che i loro effetti su di noi possano combinarsi in un tutto coerente
di sentimenti e di atteggiamenti, producendo, come dice Richards, una particolare
liberazione della volontà.
Credo che questo sia anche il compito del teatro e dell’arte in genere. Il senso de
"La terra desolata", come si può intuire dal titolo, è l'incapacità di
rigenerarsi della vecchia e attuale società occidentale in cui il bagaglio culturale è
soltanto qualcosa di vecchio e inutile, la religiosità affoga tra superstizioni e
convenienze, e l'unico culto è quello del piacere immediato, la parola ha perso significato
e i dialoghi sono spesso futili e privi di comunicazione. Inoltre, oggi più che mai,
all’inizio di questo secolo, la contemporaneità dell’opera è altissima e purtroppo risulta
immutata nel tempo nei suoi aspetti più tristemente profetici. L’elemento drammatico è
presente nella poesia di Eliot nella galleria di personaggi in azione o, come nel caso
della Sibilla Cumana, nell’immobilità eterna, nei ritratti vivi e realistici della
Dattilografa e dell’Impiegato foruncoloso, della chiaroveggente Madame
Sosostris, dell’Oste, delle donne del pub londinese, delle coppie di amanti sterili, di
Tiresia, testimone dello sfacelo odierno, per citarne solo alcuni: ritratti anche brevi, frammentari
e impersonali che riflettono un mondo di solitudine o che presentano frammenti di esistenze
quotidiane estremamente sintetizzate con segni quasi unicamente pittorici, in un ambiente e
in una atmosfera di degradazione e di dissociazione morale cui la nostra realtà
contemporanea ci ha ormai abituato. E questa è forse la più grande motivazione del mio
progetto: La terra desolata parla infatti di ciò che accade oggi e lo racconta nell’unico
modo possibile, con una sorta di zapping ante litteram.
Il mio interesse è rafforzato quindi dalla particolare struttura del poema, la cui
organizzazione può essere chiamata, per analogia, musicale. Teatralmente, ma solo
apparentemente, sembra non mostrare alcun sviluppo ed è quindi di grandissimo interesse
anche per una sperimentazione che riguarda il metodo compositivo di un teatro libero,
emotivo e non strettamente riproduttivo. (Claudio Collovà)
Per informazioni al botteghino del Teatro Biondo - tel 091/7434341