"LE ORE", OVVERO LA CARNE E IL SANGUE Il romanzo di Michael Cunningham è proprio uno di quei libri che vorresti non finissero mai. Tre storie parallele, capaci di penetrare nell'emotività più profonda: il più grande romanzo woolfiano dai tempi della Woolf | |
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Capita anche a voi di incontrare certi libri, in certi periodi della vita, così perfettamente fatti per essere amati, da farvi desiderare che non finiscano? Da farvi leggere le pagine residue una a una, con ansia e quasi un fastidio di fondo, come gli ultimi giorni di un amore condannato? Le Ore, romanzo di Cunningham, premio Pulitzer 1999 ed edito da Bompiani (lire 22 mila), ha segnato una traccia nitida nella mia recente esistenza di lettore. Fedele al ruolo di cronista delle sensazioni e delle tecniche, e non della trama, mi limiterò ad anticipare che si tratta di tre storie, apparentemente parallele; alla fine lo sguardo dall'alto le scopre ritorte in uno stesso tessuto. Fin qui, niente di sconvolgente: scelta abbastanza vista, quasi di moda. Quello che in Cunningham sfonda le barriere - così anche in Carne e sangue, il suo romanzo precedente, sempre Bompiani - è l'abilità nel penetrare nella carne viva dell'emotività più profonda e nascosta, quella che si seppellisce sotto i protettivi strati della personalità, a prezzo di dure battaglie interiori - vinte o perse, non si sa, non si capisce mai. Così, sulla superficie di episodi incidentali della vita quotidiana affiora, segreto e inconfessabile, il dolore, il disordine improvviso, il bisogno puro e nudo. E qualcosa si muove, di uguale e di ugualmente segreto, nel pozzo oscuro nell'anima del lettore. Le Ore e Cunningham rifiutano la comoda etichetta di minimalismo. Dichiarano invece apertamente i propri debiti: una delle vite che si intrecciano è quella di Virginia Woolf. Sono anzi, la sua morte di suicida e la sua opera, la venatura rossa che taglia tutte le esistenze che scorrono e si sovrappongono nel romanzo. Il più grande romanzo woolfiano dai tempi della Woolf: questo se devo proprio appiccicare una definizione da catalogo a un libro che amo, ora, di un amore doloroso e irrimediabile.
Ford Prefect
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