"FÚTBOL", OVVERO L'EPICA ESTINTA DEL CALCIO Una volta solo chi andava allo stadio poteva davvero sapere come Meazza saltasse il portiere o come Nordahl si scrollasse di dosso nella sua corsa poderosa i terzini avversari. Nel libro di Osvaldo Soriano tornano quei tempi, quando in Argentina i coloni e i banditi scendevano in campi spropositati, attaccando palla al piede e sguainando la spada | |
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La pay-per-view ha distrutto il leggendario del calcio. La mitologia dei campioni appartiene alla prima metà del Novecento, quando il calcio era patrimonio esclusivo dei testimoni oculari. Solo chi andava allo stadio poteva davvero sapere come Meazza saltasse il portiere o come Nordahl si scrollasse di dosso nella sua corsa poderosa i terzini avversari. Per tutti gli altri, il massimo contatto col calcio, più delle cronache scritte e delle descrizioni disegnate della Gazzetta e del Guerino, era la radio, mezzo ideale per appoggiarsi alla fantasia, per alimentare l'epica. Il resto era racconto. Racconto da bar, dove il testimone oculare cantava le storie del calcio a suo piacimento, cedendo alla fantasia, superando spesso la linea d'ombra che separa il "cantastorie" dal "contaballe". Fútbol è questo: il racconto, l'epica dello sport. E proprio in una di quelle terre di calcio dove l'epica è di casa, dove anche la cronaca più rigida finisce col trascolorare nel fantastico. Osvaldo Soriano racconta il calcio in Argentina in tempi di fervore di Buenos Aires, in un'epoca dove l'ultima ondata di pionieri, quella verso la Terra del Fuoco, aggiungeva pagine latine al bagaglio di leggende americane. Logico che nel fútbol raccontato da Soriano - a volte testimone oculare, a volte devoto allievo di altri cantastorie - niente sia ortodosso: i coloni e i banditi scendono in campi spropositati, attaccano palla al piede e sguainando la spada. Ci sono arbitri che arrivano direttamente da leggende contigue del West - come Butch Cassidy - e fanno rispettare le regole sparando colpi di pistola, non sempre in alto. Partite che durano settimane, o campionati mondiali che si giocano su un solo campo in un solo giorno. Falli feroci, rivalità, passioni e vendette accese e consumate tra due porte. E gol che si portano via pagine e pagine di descrizione serrata e affannata, come fossero lunghe storie di viaggi e conquiste e non istantanee di quei dieci secondi dove tutto è veloce e compresso al punto che ti sembra sia il piede o la palla a pensare, comunque non tu. C'è un altro grande scrittore e giornalista uruguayano, Eduardo Galeano, che ha scritto un libro simile e similmente magnifico, Splendori e miserie del gioco del calcio (Sperling & Kupfer). Manco a dirlo, Soriano e Galleano erano amici - Soriano è morto nel '97. Non si fa fatica ad immaginarli in altri tempi, in un bar di confine, a raccontarsi storie di calcio, a ridere, a darsi sulla voce, a darsi, l'un l'altro, del contaballe.
Ford Prefect
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