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Il Lettore Misteriosoguida galattica
alla lettura sublime
a cura di Ford Prefect   

"SOTTO IL CULO
DELLA RANA", OVVERO
LA MATEMATICA
DELL'UMORISMO

Non conoscete Tibor Fischer?
Vuol dire che avete toccato il fondo
Proprio come il protagonista
di questo romanzo straordinario,
giocatore di basket e comica vittima
di tedeschi, russi e ungheresi

"SOTTO IL CULO DELLA RANA" Tibor Fischer


Ha nove anni di vita ed è oggetto di un meritatissimo culto minore, di un tam-tam discreto di lettori. L'autore de Sotto il culo della rana (Mondadori, dodicimila lire), Tibor Fischer, 42 anni, inglese di genitori ungheresi, ha in curriculum altri due lavori che vale la pena di leggere, Il collezionista (Mondadori), e La gang del pensiero (Garzanti); ma non ha mai eguagliato lo straordinario risultato di questo romanzo storico-umoristico. In ungherese, essere "sotto il culo della rana in fondo a una miniera di carbone" significa aver toccato il fondo. L'occhio del romanzo segue Gyuri, il protagonista, mentre esplora nuovi modi di trovarsi schiacciato dal deretano del suddetto batrace, a partire dal '45, dalla liberazione di una Budapest in balia dei tedeschi prima e dei russi poi, fino alla rivolta del '56 intrisa di sangue. E quanti più culi di rana Gyuri si trova a visitare dal basso, quanto più tragiche o grottesche sono le situazioni raccontate, tanto più noi lettori si ride, travolti dalla perfezione dei meccanismi umoristici di Fischer.

Questo suo lavoro è più "romanzo" degli altri: ossia, ha un suo coerente abbozzo di trama, nonostante viva di episodi legati alla vita di Gyuri, che giocando a pallacanestro ad alto livello si salva a stento da molte delle assurdità del cosiddetto "socialismo reale": la disciplina ottusa, la retorica del lavoro, la repressione, la fame. Libri come questo dovrebbero essere fatti leggere nelle scuole: ovviamente, non perché ultimo vagone di una propaganda ottusa; ma solo perché eccellente dimostrazione che l'umorismo è governato da una sua matematica interna, fatta di molle e contrappesi, quando non di algoritmi e formule vere e proprie. E, se è vero che il talento non si insegna, questa scienza sorridente può comunque essere imparata e tramandata, con profitto, per un mondo che ormai teme l'ironia come un batterio mortale. Leggete e diffondete.

Ford Prefect

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