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Le storie dell'arte di SdrowL'arte della satira
o la satira dell'arte

a cura di Sdrow

 


PRODUZIONE E OTTIMISMO PER TUTTI!

Mentre a Cagliari la capella degli Scrovegni diventa una colossale cappellata, l'Unione Sarda converte al l'astrattismo Picasso e a Tempio Mario Pischedda conia la minimal-istant-gratis-art. Vi basta?


Produzione e ottimismo... produzione e ottimismo... produzione e ottimismo. Berlusconi dice che gli italiani devono avere più ottimismo. Cribbio! Ma più ottimisti di così che l'hanno votato!

PRODUZIONE, OTTIMISMO E... GEMELLAGGI
Già, gemellaggi. Oggi fanno tendenza i gemellaggi e per non perdere colpi e restare al passo coi tempi il Comune di Cagliari ha pensato bene di organizzarne uno con Padova. Così a San Domenico per tre settimane si sprecano incontri, mostre e celebrazioni allo scopo di cementare tale unione. Ora, a me, non potrebbe fregarmene di meno se non fosse per una singolare iniziativa che in qualche modo lambisce il mio raggio d'azione: la riproduzione in simil-plexiglass degli affreschi della Cappella degli Scrovegni di Giotto. 

Non penso di esagerare se dico che un'idea tanto bislacca può scaturire dalla mente di due soli individui in tutto l'universo. Uno è Paperino e l'altro è il nostro illustrissimo e purtroppo vulcanico assessore alla Cultura il prof. Giorgio Pellegrini. Ma siccome Paperino è un personaggio dei fumetti frutto della fantasia di Walt Disney, non ci resta che puntare dritti dritti su lui. Solo lui e la sua totale incoerenza potevano partorire un'idea tanto strampalata che possiamo definire, con un termine quanto mai appropriato, come una colossale cappellata.

Per la verità il prof. Roberto Filipetti, vero deus ex machina dell'intera iniziativa, si era affrettato, nell'opuscolo che accompagna la manifestazione, a rivendicarne la paternità. Sarà, ma io resto convinto della mia idea... solo Pellegrini e capace di simili imprese.

PRODUZIONE, OTTIMISMO E... PANZANE
Già, le panzane, quelle sulla pagina dell'arte dell'Unione Sarda non mancano mai. L'ultima? "La svolta astratta di Picasso". Proprio lui, forse il più acerrimo "nemico" dell'astrattismo, secondo Maria Dolores Picciau negli ultimi anni di vita avrebbe avuto questa svolta verso l'arte astratta. Ma quando si parla della Picciau basta citare il suo testo paro paro per farsi un'idea precisa della panzana, sentite questa: "«La libertà di dipingere è la libertà di liberare qualcosa di se stessi. È necessario fare in fretta, poiché ciò non dura», scrive in quegli anni il genio spagnolo, proprio quando in una fase spasmodica e adrenalinica (due tre quadri al giorno) inventa una nuova, vitale e straordinaria pittura in cui, limitandosi all'essenziale ed evitando ogni riferimento anedottico, sembra essersi liberato da ogni restrizione". Sembra? Cribbio! ma sta parlando di Piripicchio Dei Piripicchis o di Picasso? Restrizioni come dice lei, Picasso non ne ha mai avute, figuriamoci a quell'età e in quel periodo che poteva permettersi di fare tutto e il contrario di tutto... tanto era sempre Picasso. 

Ma torniamo alla sua presunta svolta astratta. Leggendo il titolo dell'articolo della Picciau ( La "libertà di liberarsi" svolta astratta di Picasso) mi viene subito da storcere il naso. Perché son sicuro che Picasso non hai mai avuto un periodo anche solo minimamente riconducibile all'astrattismo. Ma in effetti nell'articolo la Picciau, che in questo caso (solo in questo) è da ritenersi immune da colpe, non parla di astrattismo riferendosi all'arte di Picasso (almeno mi auguro), ma parla genericamente dell'arte astratta che a suo dire si insinua in quegli anni nel campo della ricerca estetica. Va da sé comunque che questa sia un'altra panzana perché negli anni '60 l'arte astratta ha qualcosa come 50 anni di esperienze alle spalle (Kandinsky 1910 primo acquarello astratto) e siccome l'errore non è di poco conto si intuisce che in lei non è ben chiara la differenza che intercorre tra astrattismo e informale, solo quest'ultimo infatti si può dire che si insinui a cavallo di quegli anni.
Ma non è questo il punto, il vero problema riguarda l'evidente diacronia fra i titoli degli articoli ed il loro contenuto. Come saprete nella redazione di ogni giornale c'è una persona che si occupa di fare i titoli e anche all'Unione deve essercene uno. Ora, o quest'uomo lo fa a posta a travisare il senso degli articoli oppure è molto più probabile che a causa del linguaggio di questi benedetti critici sculettanti, pressoché incomprensibile, a tratti strologante e molto prossimo al delirio, non riesca mai a raccapezzarsi per il verso giusto. E cribbio, mettetevi nei suoi panni!

PRODUZIONE, OTTIMISMO E... MINIMAL-ISTANT-GRATIS-ART
È l'evento della settimana, roba da brividi, insomma allacciate le cinture e mettetevi il casco. Perché in questo totale delirio del mondo dell'arte c'è ancora qualcuno che sente la necessità di esplorare sempre nuovi orizzonti, nel tentativo di infrangere i limiti precedentemente raggiunti. Così non fai in tempo a riprenderti dalla cappella in simil plexiglass che ti capita l'ultima fatica di Mario Pischedda.
Mario ha scattato alcune foto e le ha appese in un negozio con delle grucce e fin qui tutto regolare. Ma Mario era scontento, si guardava attorno e capiva che in fin dei conti rischiava di passare per una mostra di fotografie, forse belle e interessanti, ma pur sempre fotografie. Troppo poco per Mario che ci pensa su e decide che la sua non sarà una semplice mostra di fotografie, ma bensì una mostra di minimal-istant-gratis-art. Avete capito bene minimal-istant-gratis-art.
Intendiamoci: la mia analisi non vuole minimamente svilire il valore complessivo dell'iniziativa e la qualità delle opere esposte, ma come sempre è da riferirsi esclusivamente ai termini e al linguaggio adottati per presentarla. Perchè cosa sia e cosa voglia dire minimal-istant-gratis-art penso che neanche lui lo sappia con certezza. Chi invece sembra avere le idee chiare è Ivo Serafino Fenu che evidentemente nel mare delle boiate si trova sempre perfettamente a suo agio e sull'Unione Sarda del 13/11/02 ci illustra i dogmi di questa nuova corrente estetica. In pratica se ho capito bene la minimal-istant-gratis-art rielabora il concetto del "without-sale" ("senza vendita, non in vendita") e della dematerializzazione dell'arte caro ai primi performer e agli happening degli anni sessanta.
Ad ogni modo di fronte a simili termini nasce spontaneo domandarsi cosa sarebbe l'arte del '900 in mariese, ovvero nel linguaggio di Mario. Probabilmente non avremmo la pittura metafisica, ma che so la metaphysics-reclassical-concept-on-sale-art, oppure il futurism-engine-technology-art. E che ne pensate di questa ipotetica scenetta. Un tale sta guardando un quadro di Picasso, lo trova strano e al maestro gli chiede: "maestro ma questo quadro che genere è?". E Picasso: "Ma come non la riconosce? Questa è pura cubism-istant-messanger-figurative-on-sale-art". Ciao...

sdrow@libero.it

 

 

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