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"LE VIE DEL DIXIELAND"
COME MUORE UN FESTIVAL JAZZ
 


La terza edizione de "Le Vie del Dixieland - festival internazionale di musica dixieland" in programmazione a Cagliari dal 21 al 24 giugno 2001, organizzato dall'associazione musicale BIX, non si farà.
È con grande rammarico misto ad una punta di rabbia che i componenti l'associazione devono, provvisoriamente, gettare la spugna.
Promesse non mantenute, contributi erogati in maniera insufficiente e sempre troppo tardi, garanzie che non garantiscono, hanno fatto sì che l'associazione BIX non intenda più rischiare capitali dei soci, tempo, passione, in un'operazione culturale che migliaia di sardi hanno compreso, ma non i responsabili degli enti pubblici, soprattutto regionali.
Sono state infatti migliaia gli appassionati di jazz, musicisti, semplici curiosi, famiglie, comunque appassionati di musica a farsi coinvolgere nelle precedenti edizioni del festival.

Segno questo che il pubblico cagliaritano ha voglia, bisogno, diritto di ascoltare la musica che ama o comunque di partecipare ad una iniziativa che solo poche città in Italia hanno, e che comunque, con una spesa minima, garantiscono negli anni migliaia di appassionati.
Con la garanzia e la tempestività di un intervento contributivo adeguato e con la volontà politica di eliminare qualunque ostacolo burocratico, che in questi anni non ha favorito la realizzazione della manifestazione, il festival si sarebbe potuto realizzare.
Cagliari, e la Sardegna, poteva contare su un evento artistico che la poneva come punto di riferimento tra gli appassionati del jazz tradizionale, presentato nelle maggiori riviste nazionali e conosciuto in tutta Europa.

Una sfida culturale fortemente innovativa sotto tutti i punti di vista, comprendente non solamente concerti ma anche conferenze, mostre e video proiezioni di filmati inediti dei grandi jazzisti; Un festival di promozione turistica, poiché gli appassionati del tradizionale sono generalmente non i ragazzi ma gli adulti, con discrete possibilità economiche che permettono loro di fare del "turismo jazzistico" (il festival di Ascona in Svizzera in 10 giorni di programmi ha visto la presenza di circa 50.000 persone); ultimo punto, non importantissimo ma comunque da non sottovalutare, è il problema occupazionale. Abbiamo infatti offerto lavoro ad una decina di giovani per circa una settimana e a circa 15 musicisti professionisti sardi, consapevoli di quanto sia difficile, se non impossibile, vivere da musicista in Sardegna.

Sono piccole cose certo, ma che, concomitanti, ci hanno fatto prendere questa sofferta decisione che, speriamo, sia solo temporanea e che non ci farà accantonare l'idea di fornire a Cagliari e alla Sardegna un festival di livello Europeo.

Il Direttore Artistico
Vittorio Sicbaldi

 

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