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Lettere a Godot   
FARE GLI ATTORI AD AUSCHWITZ
QUANDO IL MALE ASSOLUTO SI METTE IN SCENA
 


Domenica 27 gennaio, nella trasmissione televisiva "2000", si ricordava l'assurdo, l'Olocausto e tra le tante testimonianze riportate per immagini, una mi ha sconvolto e non era la visione di quegli strani burattini di pelle e ossa che giravano per il campo di sterminio al momento della liberazione (difficile scordare quegli occhi così vuoti da essere un pozzo senza fondo, dove l'anima di chi li guarda può sprofondare e perdersi per sempre) o che giacevano ammucchiati come marionette senza fili. No, quello che mi ha sconvolto è stato il racconto di una straordinaria messa in scena, costruita dai nazisti, in non ricordo quale campo (ma non ha importanza dove, ma è successo) e anno: ormai le voci sui campi di concentramento cominciavano a prendere corpo e a diffondersi al di fuori dal territorio dominato dai tedeschi.

L'efficientissimo e tragico sistema nazista a tempo di record ha creato nel campo un'area dove le baracche erano belle e pulite, tra le stesse furono posati dei prati di erba verde, furono impiantati degli orti rigogliosi di fresca verdura, furono creati dei laboratori artigianali di tessitoria e metallurgia, fu costruito un teatro con tanto di palco e sipario e una sala concerti. In questa perfetta scenografia, si esibirono degli attori scritturati, loro malgrado, da questi infami impresari, naturalmente gli attori erano i prigionieri, costretti a recitare diverse e molteplici parti: coltivatori, tessitrici, bambini felici nei prati, bambini truccati e col costume che recitano un'operetta, musicisti che eseguono un opera di Beethoven.

Tutto fu egregiamente filmato, anche il regista e la troupe erano prigionieri. A questo punto il gran finale: fu permesso ad una delegazione della Croce Rossa di entrare a fare un ispezione di quella porzione di campo (naturalmente i prigionieri furono minacciati, per evitare che raccontassero la verità). Tutti gli attori furono rigorosamente schedati, ma alla fine dello spettacolo non passarono a ritirare la paga, furono portati alle camere a gas!, perché non raccontassero (i bambini ancora truccati e con i vestiti di scena).

Questo non riuscirò più a dimenticare: la perfezione tecnica ed estetica dell'operazione e di tutta la pianificazione dello sterminio. Non la furia cieca e brutale, ma l'ordine, la pulizia, l'efficienza. Nulla che giustificasse quest'odio folle ma lucido; altri orrori seguenti, ultimo quello della Bosnia, sono solo violenti e giustificati da una storia precedente di guerra etnica, per cui tu 400 anni fa mi hai fatto un torto e oggi io lo faccio a te, mi vendico. Ma che vendetta covavano i tedeschi contro un popolo mite che nell'era moderna ha avuto un esercito organizzato solo dopo il 1948. 

Questa è la vera essenza del male, puro, inspiegabile, esteticamente perfetto, terrificantemente affascinante. Questo bisognerebbe insegnare nelle scuole, che il male puro esiste, perché è già accaduto che abbia fatto vedere la sua potenza e potrebbe soprattutto in questi tempi di disimpegno politico, di consumismo sfrenato di anestesia dei sentimenti, di amnesia pilotata, che il male ci terrorizzi di nuovo col suo sorriso più bello.

Alessandro Valentini
(Cagliari)

 

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