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Itinerari di Spettacolo  pensieri e parole di un animale teatrantea cura di Fulvio Fo

Incontri "Distanziati"
con Vittorio De Sica
(terza parte)

 

 

Dovrei dire adesso delle circostanze che coinvolsero in un serrato carosello tragicomico il sottoscritto, l’attore Giulio Borsetti, i registi Josè Quaglio e Franco Enriquez nonché altre figure femminili di contorno, intorno alla persona di Eugène Ionesco, letteralmente minacciato e assediato prima all’Hotel Quirino e poi, dopo una fuga rocambolesca, nella sua camera all’Hotel Senato, circostanze in mezzo alle quali arrivò del tutto inattesa “per il signor Fo” la telefonata della segretaria di Vittorio De Sica.

È giocoforza tuttavia che vengano accantonati i misfatti concernenti Ionesco e la variopinta “troupe” sopraccitata poiché il diritto di precedenza non può che andare all’altra storia, quella che ha per protagonista Vittorio De Sica, (ma anche, senza che ne sapesse nulla, il sottoscritto) e la cui seconda puntata mi è stata tenuta nascosta – dal caso, naturalmente -, per tredici anni o giù di lì.

Fu così, che una mattina dell’estate ’62 mi raggiunse all’Hotel Quirino la telefonata di Vittorio De Sica. Aveva letto da qualche parte che Eugène Ionesco si trovava a Roma per consegnarmi la sua nuova commedia “Il re muore” che avrebbe inaugurato la stagione al Teatro Stabile di Torino. Siccome per quella sera aveva organizzato un “party”, voleva fare una sorpresa ai suoi ospiti: desiderava che io intervenissi portando con me il grande commediografo franco-romeno. Ringraziai e presi tempo. Avrei confermato nel pomeriggio, dopo aver interpellato Ionesco che certamente avrebbe gradito l’invito. Non dissi però che alle prime ore del mattino Ionesco si era barricato nella sua camera rifiutandosi di scendere per incontrarsi con me, con l’attore Giulio Bosetti e col regista Josè Quaglio.

Un fatto meno sorprendente tenendo conto dei precedenti. L’anno prima il Teatro Stabile di Torino di cui ero condirettore, aveva messo in scena con grande successo “Sicario senza paga” per la regia di Quaglio – che già aveva curato l’edizione parigina  - e con Bosetti come principale interprete. Sull’onda dell’entusiasmo Ionesco fece solenne giuramento di offrire a noi “in prima mondiale” per la regia di Quaglio, la nuova commedia alla quale stava lavorando (“Il re muore”) che avrebbe avuto in Bosetti il protagonista ideale.

A fine luglio la commedia era pronta e Ionesco si offrì di venire a Roma per consegnarcela. Poiché i giornali avevano dato risalto all’avvenimento avevamo anche predisposto una conferenza stampa all’Hotel Quirino. Il rifiuto di Ionesco di incontrarsi con noi aveva dunque dell’incredibile e fra le molte congetture ipotizzate in quel momento prese corpo la più tragica di tutte: che Ionesco avesse cioè. Sul nastro d’arrivo, concesso i diritti a qualcun altro!

Mentre io con l’aiuto dei portieri e di un prestante facchino mi adoperavo a tenere a bada Bosetti che accecato dalla prospettiva  di buttare alle ortiche un’intera stagione teatrale aveva per unico obiettivo l’irruzione nella camera di Ionesco – previo sfondamento delle porte – e conseguente  linciaggio, Quaglio conduceva le indagini: dovevamo assolutamente venire a capo dei movimenti di Ionesco dal suo arrivo a Roma, la sera prima, fino a quel mattino, dato che in quell’arco di tempo era maturato ed era stato consumato l’assurdo tradimento...

 

(3.Continua)

Fulvio Fo

 

Fulvio Fo Protagonista della vita teatrale
e culturale italiana dal dopoguerra ad oggi (direttore dei maggiori teatri pubblici,
di rassegne, di corsi di formazione professionale, ecc.: premi "Oden Theatre de France" e "Paladino d'argento"
Fratello del "premio nobel" Dario Fo
e della scrittrice Bianca Fo Garambois Padre di Alessandro:  docente all'Università di Siena, riconosciuto nella "Storia della letteratura italiana" (Garzanti) fra i poeti più significativi della seconda metà del novecento. Da sei anni vive
in Sardegna, vicino a Maracalagonis,
con la figlia Giulia 

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