LA
CULTURA DISTRUTTA DAI "GRANDI
EVENTI"
TEATRO
A CAGLIARI, UNA RIFLESSIONE | |
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di
Mario Faticoni
Il teatro inteso come fatto culturale subisce in
Sardegna il riflesso dell'arretratezza culturale
dell'intero Paese Italia, ed in più la
circostanza della recentissima nascita nella
società sarda del "fattore teatro" inteso in
termini moderni.
La situazione nell'anno 2003 a Cagliari è di
una grandissima quantità di soggetti produttori,
la cui attività, tutta sostenuta da
contribuzione economica pubblica, non è
disciplinata e indirizzata in alcun modo, né
dal Comune né dalla Regione, mancando una legge
ed altri interventi che favoriscano la nascita
di strutture indispensabili per la costruzione
di una vera società teatrale: scuole, spazi,
circuiti.
La dimensione dell'intervento finanziario della
Regione nel settore, per la maggior parte
assorbito dall'area cagliaritana è ingentissima,
ma non va a favore della realizzazione di queste
strutture (dappertutto in Europa da secoli
ritenute indispensabili), bensì della sola
produzione, ospitalità o decentramento, in una
"libertà d'impresa" che non
s'indirizza a quegli obiettivi e non raggiunge
livelli apprezzabili di qualità artistica, sia
per la precarietà dell'intero sistema (il
contributo è incentro nel "se", nel
"quando" e nel "quanto"),
sia per l'episodicità e l'inadeguatezza del
sistema critico-informativo deputato al vaglio
della qualità e alla promozione-valorizzazione
delle proposte.
L'informazione è frammentata, episodica,
saltuaria, non sistematica od organica; non
tende a creare unitarietà, ricuperandola
laddove il governo regionale la vuole separata.
Rivela cioè lo stesso atteggiamento di
disinteresse per la nascita di una situazione
organica nel campo teatrale.
La situazione è peggiorata poi a Cagliari con
il recente nuovo governo comunale che, con i
tagli apportati al settore, ha messo a repentaglio
la vita di strutture produttive storiche come
Akròama, Crogiuolo-Teatro dell'Arco, Cada Die,
Alkestis, Teatro di Sardegna-Cedac, Palazzo
d'Inverno.
Nei primi anni '80 queste strutture nacquero e
crebbero proprio grazie al sostegno comunale, un
sostegno tanto più importante in quanto
riferito per la prima volta ai costi fissi
(affitti, utenze, manutenzioni, modici acquisti,
staff) che la Compagnia teatrale sostiene, in particolare
una Compagnia - come i casi richiamati - che
gestisca spazi fisici. Nacque in quegli anni in
questo modo la stanzialità della produzione,
che quindi poté allargarsi al di là della pura
attività di allestimento e rappresentazione,
investendo anche la didattica, il rapporto con
il quartiere e la città, il drenaggio del
malessere giovanile, lo studio, la ricerca, una
più approfondita politica del pubblico.
Arrestata questa linea culturale, l'attuale
Giunta comunale ha sposato quella dei grossi
eventi isolati e saltuari, l'impresariato,
ritornando ad una politica che sembrava per
sempre sconfitta dopo l'esperienza quarantennale
del nuovo teatro sardo, nato e cresciuto, dopo
gli esordi universitari e il crogiuolo di
incontri e apprendimenti di Radio Sardegna, sul
tronco del lavoro e successive diramazioni di
Teatro di Sardegna e Teatro Studio, da cui le
presenze accennate più sopra, arrivate fino
all'oggi.
Se a questa logica economicistica, come sembra
certo, partecipano apertamente o no anche
schieramenti di sinistra del consiglio comunale,
inconsapevoli evidentemente degli effetti
negativi di tale politica, presumibilmente solo
convinti dell'istanza turistica, occorre pensare
ad analisi e rimedi che travalichino il comune
dibattito socioeconomico, toccando invece un
territorio più ampio e profondo, di natura
culturale, indagando con strumenti più
raffinati l'identità psicologica del
cagliaritano, tentando di rispondere alla
domanda insita nel quadro di ripulsa della linea
strutturale tracciato più sopra, una ripulsa
sia del sistema politico che di quello
intellettuale e giornalistico cittadino.
Ed anche alla domanda del perché il tessuto
sociale cagliaritano sia così restio a
sostenere i propri artisti, ad esultare, ad
esaltarsi per le loro imprese; che così si
celebrano nel silenzio, anche se di interna,
spesso gioiosa, approvazione.
Mario
Faticoni
direttore
artistico Il Crogiuolo
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