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Biglietti gratuiti ai disoccupati per concerti 
e spettacoli: qual è la vostra opinione?
 
Biglietti gratuiti ai disoccupati per concerti, mostre e spettacoli teatrali. È la proposta del consigliere comunale cagliaritano Marco Ghinolfi, di Rifondazione comunista. In questo modo, l'amministrazione potrebbe rendere accessibili anche ai meno abbienti spettacoli costosi, come l'opera (un posto in platea costa 70 mila lire), il teatro (un biglietto costa anche 30 mila lire), per non parlare dei concerti rock estivi. Le facilitazioni potrebbero creare nuovo pubblico o per promuovere la cultura ci vuole altro? Il dibattito è aperto. 
Dite la vostra sul forum di Godot.

18 giugno 2002
Rosalba di Gregorio
Condivido il pensiero di Gianluca Musiu di Cagliari, piuttosto che dare il biglietto gratis ai disoccupati, (senza nulla togliere ai diritti dei disoccupati) io farei qualcosa per rendere più disponibile (ma nel vero senso della parola), a tutta la platea interessata, l'arte in ogni sua manifestazione.
I ragazzi soprattutto, ma anche tutti gli altri, dovrebbero avere la possibilità di godere perlomeno una volta a settimana di uno spettacolo teatrale, una manifestazione musicale, danza, canto e pittura. Per non parlare poi delle visite ai musei, castelli e parchi che dovrebbero essere una presenza costante nella vita di tutti. Ma come pensiamo di combattere lo stress? Io non sono disoccupata, e almeno di questo ringrazio la mia buona stella, ma vi garantisco che lo stress al quale siamo tutti sottoposti ci distruggerà se non permettiamo all'arte e alla cultura di sostenerci e di fornirci energia buona.
Un saluto a tutti

31 gennaio 2001 
Domenico Marras, Cagliari
Per piacere, qualcuno avverta Ghinolfi che qui si parla di lui. Mi piacerebbe leggere un suo intervento e sapere:
1) La proposta fa parte degli interventi ch'egli auspica in materia di disoccupazione? di politiche culturali? Né l'una né l'altra ma intanto si prende tempo?
2) il principio della gratuità varrebbe per qualsiasi manifestazione? Visto che l'intento, se non sbaglio, sarebbe quello di allargare la fruibilità della cultura a coloro che attualmente non possono sostenere spese, quali i criteri da utilizzare per valutare lo spessore culturale di ogni spettacolo?
3) Supponendo che venissero a mancare (non sia mai!) i disoccupati, potremmo considerare chiuso il problema? Per il resto stiamo parlando di un settore che non desta preoccupazioni? Da comunista, pensa di aver suggerito linee precise ai suoi elettori?
4) Avrebbe qualche altra intuizione, o pensiero, o considerazione da sottoporre all'attenzione dei cittadini in materia di cultura e spettacolo a Cagliari? La sua proposta è solo la punta di un iceberg costruito su analisi ben più approfondite, che solo per nostra colpa e distrazione non abbiamo raccolto in passato?

27 gennaio 2001 
Francesco Anedda, Cagliari
Bisogna smetterla con questa demagogia sui disoccupati! La Sardegna non è il terzo mondo e chi vuole uno spettacolo oggi può tranquillamente permetterselo! La demagogia di Ghinolfi è peggiore di quella di Delogu, perché tradisce una grande tradizione di elaborazione intellettuale sulla cultura, propria della sinistra. 

24 gennaio 2001 
Gianluca Gallus, Cagliari
Il mio parere sulla proposta di Ghinolfi, che fra le altre cose non credo che sarà mai discussa, visto che Delogu se ne sta andando dal consiglio comunale, è molto semplice: belle parole, ottime intenzioni, e punto. Nessuna sostanza, in realtà. Infatti, visto che non è realistico pensare che chi organizza un evento culturale rinunci ad una parte dell'incasso impietosito dallo status di senza lavoro dello spettatore, immagino che alla differenza tra prezzo pieno e ridotto dovrebbe pensare il Comune. E allora Ghinolfi dovrebbe spiegarci dove pensa di prendere i soldi per pagare i biglietti ai disoccupati e ai giovani. Semplice, non ci pensa veramente, perché i soldi non ci sono. Per lui "sarebbe giusto". Beh, amico mio, sai una cosa anche per me lo "sarebbe". Chiudo rispondendo al buon Marco Rolla, che con fare radical chic, ci spiega tutto sul bagaglio culturale che è necessario avere alle spalle per vedere "certi concerti". Così tante sciocchezze tutte insieme non le leggevo da quando non ho provato a tradurre dall'inglese un testo col traduttore di Altavista.

20 gennaio 2001 
Giuliana Pili
Vorrei esprimere il mio parere riguardo alla proposta che è stata fatta dal Consigliere comunale Ghinolfi "Biglietti gratuiti ai disoccupati per concerti, mostre e spettacoli teatrali". Indipendentemente dalle questioni politiche e dalle critiche che potrebbero essere mosse ad una tale proposta e considerato che in Italia vige ormai la mentalità che poiché è gratis è necessario approfittarne e pertanto si finirebbe per andare a vedere qualsiasi cosa anche senza alcun reale interesse, è giusto però spendere alcune parole riguardo al discorso cultura in generale, di cui tanto si parla ultimamente e spesso a sproposito. Cultura è tutto ciò che comprende lo scibile umano, pertanto cultura è scienza, tecnica, arte, musica, teatro, letteratura... Credo che ciascuno di noi sia dotato degli strumenti necessari che gli permettono di capire ciò che potrebbe veramente entrare nel suo bagaglio culturale e distinguerlo da quello che non gli interessa, pertanto dare una possibilità a coloro che non sono dotati delle risorse sufficienti di andare a seguire un concerto, un'opera teatrale, una mostra sia lecito e non solo, oserei dire un diritto così come può esserlo la scuola. A scuola infatti ci vengono insegnate tante cose, studiamo sui testi scolastici Shakespeare, ma quanti di noi realmente nella vita avranno la possibilità di andare a vedere una sua opera? O quanti saranno in grado di assistere alla prima di questa o quell'altra opera? Parlare di "Approfittare" del fatto che ci si andrebbe soltanto perché gratis è un discorso abbastanza riduttivo e spesso fatto da persone che vogliono che la cultura sia e resti patrimonio di un'élite abbastanza settoriale, di quell'élite che, forse, può anche non capire assolutamente niente di teatro, opera, musica ma che avendo la possibilità di spendere i propri soldi pensa che sia qualcosa di "in" che va assolutamente fatto per far si che il proprio status sociale ne tragga una certa rilevanza e ne possa parlare anche a sproposito nel proprio ambiente. Inoltre chi l'ha detto che un disoccupato o comunque qualsiasi persona che non possa permettersi di pagare determinate cifre per seguire ciò che ama non abbia gli strumenti necessari per comprendere? Oggi la cultura è diventata patrimonio di pochi, ma non perché ci sia disinteresse verso di essa ma soltanto perché le cifre da capogiro che ci vengono propinate non ci permettono di mostrare verso di essa l'interesse che meriterebbe... Anche acquistare un cd musicale è cultura, ma le circa 40.000 lire che spesso costa ci fa riflettere un attimo... Forse uno "sconto" ci è stato fatto nel campo letterario dove la maggior parte degli editori pubblicano in breve tempo le edizioni economiche dei libri dando così l'opportunità di acquistarlo ad un prezzo inferiore rispetto a quello iniziale e se non sbaglio questo ha incrementato la vendita dei libri, l'italiano legge meno? l'italiano non va a teatro? l'italiano diserta i concerti di musica classica o no? l'italiano preferisce una serata al pub con gli amici anziché la Turandot? Può darsi... Ma non sarebbe male sfatare certi luoghi comuni e dire semplicemente:" L'italiano in certi casi non può permettersi di seguire i propri interessi", ma forse quest'italiano conosce molto meglio di altri la Turandot, La Cavalleria Rusticana, Sansone e Dalila, Macbeth, di quanti dicono che non possono assolutamente fare a meno di perdersi la prima di qualsiasi spettacolo!!

19 gennaio 2001 
Marco Rolla, Cagliari
Penso che la proposta di dare biglietti gratuiti a chi non può permetterseli, sia un'ottima cosa, però bisogna tener conto di alcuni particolari. Si fa riferimento alle persone disoccupate, ma chi dice che un disoccupato non abbia soldi? Si potrebbero dare a chi anche se lavora, non se li può permettere, c'è tanta gente così. Ma il problema è un'altro, per seguire determinati tipi di concerti, bisogna avere un bagaglio culturale alle spalle, se si va a vedere la Turandot, La Cavalleria Rusticana, Sansone e Dalila, Macbeth, si deve conoscere anche la trama, altrimenti altro non vedi che uomini che parlano senza un significato e la noia avrebbe il sopravvento. Diverso è un concerto di musica rock... ma a proposito, non si parlava anche di cultura! Che cosa è la cultura? Vedere un concerto all'EX ANFITEATRO ROMANO o vedere l'EX ANFITEATRO ROMANO, EX MONUMENTO come in realtà era prima dei "lavori"? (se così si possono chiamare le schifosissime modifiche che gli sono state apportate) Forse sarebbe meglio conoscere la storia, ma non solo quella sui libri, in particolar modo della nostra città che NOI CAGLIARITANI stiamo uccidendo. A quel punto allora si che potremmo parlare di cultura, se il comune ha soldi da usare, anziché mangiarseli o fare queste "beneficenze", li usi per RESTITUIRCI IL NOSTRO PATRIMONIO ARTISTICO CHE CI HA USURPATO, sicuramente facendo così, darebbe la possibilità a molte più persone di ingrandire la propria cultura, ma quella vera, quella che ci ha portato fino a qui.

17 gennaio 2001 
Alessandro Langiu, Taranto
Il principio della gratuita è un rischio. Pensate agli stand promozionali tanto cari alle gabbie dei centri commerciali: la folla si accalca per conquistare un caffè, anche se non lo desidera, non ne ha bisogno, quel che conta è che è gratis!
Immaginiamo che in un ufficio di collocamento venga messo il banchetto del comune che distribuisce biglietti gratis: tutti a fare calca, ressa e zuffa per accaparrarsi i biglietti. La sera dello spettacolo la stessa scena, magari, si può ripetere fuori i teatri, all'ingresso dei concerti, affollati da improvvisati bagarini a vendere biglietti non pagati! 
Un affare se si pensa che in un ente lirico le stagioni sono chiuse agli abbonati in pochi giorni!
Sarebbe una nuova forma di occupazione? Disoccupati autogestiti, non male.
Mi domando poi: il mancato guadagno delle organizzazioni chi lo debba integrare! Forse il comune stesso??
Abbattere il muro del prezzo di un ente lirico o di uno spettacolo è un diritto del cittadino, specie se affronta quotidiane difficoltà tali,da non concedergli certo il pensiero di spendere 70000 mila lire per una poltrona. Gli enti lirici, i teatri, i concerti (un po' meno) sono finanziati dal denaro pubblico: di tutti. (Si escluda il minestrone delle attività commerciali, il cui ingrediente principale non è certo la cultura).
È possibile abbassare i prezzi dei biglietti e lo dimostra la pratica di alcune realtà di Cagliari, e lo confermano il comportamento diffuso in città come Napoli, Bologna, Matera, Roma, Palermo. Se l'ambizione è quella di coinvolgere e non assistere con palliativi alla frustrazione di consumo, bisogna creare presupposti duraturi e seri d'interventi che stimolino un interesse, che creino conoscenza e quindi, solo a posteriori, cultura. 
Se uno spettacolo è bello, lo è per tutti e se è per tutti non costa le svariate decine di milioni di una sola replica di un ente lirico!

17 gennaio 2001 
Gianni Atzeni, Selargius
Non so quanto c'entri in questo discorso la politica. Ma quest'estate a Cagliari si andava a botte di trenta, quaranta mila lire per volta. Infatti molti concerti sono andati praticamente deserti. Ma le associazioni che organizzano gli spettacoli quanto guadagnano veramente dai biglietti?

15 gennaio 2001 
Patrizia Muscas, Cagliari
Affermare che i giovani spendono più per le serate al pub che per il teatro è vero ma demagogico. Il problema è capire come convincere i giovani che una serata a teatro talvolta sia meglio che una in discoteca. Il fattore qualità è importante, ma è necessaria anche una certa abitudine al teatro. Inoltre fare garanti le istituzioni della qualità dello spettacolo è una proposta pericolosissima. L'arte verrebbe piegata ai voleri degli assessori e inevitabilmente il peggio avrebbe la meglio su tutto il resto. Le istituzioni devono garantire la professionalità degli operatori. Ma questa è un'altra cosa rispetto a quanto affermato da Origo. Infatti nessun politico la fa, mentre la destra non vede l'ora di garantire "la qualità" (ideologica?) di uno spettacolo.

11 gennaio 2001 
Francesco Origo, Cagliari
Credo che sia sempre il caso di guardarsi un po' di più intorno: i prezzi medi dei biglietti per assistere a spettacoli teatrali, musicali e cinematografici, qui a Cagliari non sono cari, anzi. Senza andare a Londra o a Parigi, basta farsi un giro a Milano o a Roma per accorgersi che qui la cultura ha un ottimo indice di fruibilità ed è alla portata di tutte le tasche. I "giovani" affollano locali, localetti e chioschi lasciando settimanalmente decine di migliaia di lire in birre e panini grondanti salse sintetiche, poi si scandalizzano se per uno spettacolo teatrale si debbono spendere dalle dieci alle quindicimila lire. Il problema non è il prezzo, ma la qualità. Le istituzioni debbono essere garanti della qualità di uno spettacolo, non del suo prezzo. Il teatro si è sempre pagato e si dovrà sempre pagare: è un accadimento unico, un evento che si rinnova sera dopo sera. Ciò che andrebbe restituito è il diritto al fischio e al lancio di ortaggi, nel caso di "bufala teatrale". (Considerando il livello medio delle proposte teatrali regionali e nazionali, con il ricavato vegetale serale garantito si potranno allestire mense gratuite e migliorare le abitudini alimentari dei cittadini).

10 gennaio 2001 
Fabiola Puddu, Cagliari
Aldilà della facile demagogia in cui rischia di cadere l'esponente di rifondazione comunista, la proposta non farebbe altro che applicare allo spettacolo ciò che già accade per le partite di calcio. Da anni ormai il comune destina una quota dei biglietti per lo stadio (dati all'amministrazione in base alla convenzione con il Cagliari Calcio) ai servizi sociali, perché siano "gentilmente offerti" ai piccoli concittadini meno abbienti. Non dovrebbe scandalizzare un'analoga scelta per spettacoli di altro genere, che sia prosa, lirica o concerti di vario tipo. Anche perché, come insegnano i Romani, in politica è sempre valido il motto panem et circenses...

9 gennaio 2001 
Gianluca Musiu, Cagliari
Piuttosto che regalare biglietti a chi forse non sa che farsene, bisognerebbe abbassare il prezzo per gli studenti o chi è veramente interessato alla musica o al teatro. Il comune potrebbe distribuire i biglietti nelle scuole o nelle facoltà. Resta da capire perché chi prende centinaia di milioni dalla Regione (come il circuito teatrale o l'ente lirico) impone prezzi assurdi, veramente improponibili.
 
 
 
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