 | MULHOLLAND DRIVE (USA 2001, 146 minuti) di David Lynch - Sceneggiatura: David Lynch - Fotografia: Peter Deming - Musica: Angelo Badalamenti - Scenografia: Jack Fisk - Montaggio: Mary Sweeney - Interpreti e personaggi: Justin Theroux (Adam), Naomi Watts (Betty Elms), Laura Harring (Rita), Ann Miller (Coco), Robert Forster (Detective Mcknight),: Dan Hedaya (Vincenzo Castigliane)
David Lynch gioca di fioretto con gli abissi della mente umana e si diverte a sondare e graffiare i territori del sogno. L'itinerario estetico del regista americano si riallaccia continuamente con i suoi primi film, non solo il suo primo lungometraggio, "Eraserhead", ma anche con i suoi corti precedenti, "The Alphabet" e "The Grandmother". Passando per i suoi fortunati "Velluto Blu" e "Cuore selvaggio", Lynch prolunga lo sguardo cominciato con l'avventura di Twin Peaks e transitato nel road movie di "Lost Highways" ("Strade perdute"). Sembra che la televisione produca sostanze allucinogene in grado di potenziare la visionarietà onirica del regista nato 56 anni fa nel Montana. Il progetto di "Mulholland Drive" nasce proprio nel corpo gravido della televisione e sull'onda del clamore suscitato da "I segreti di Twin Peaks". Così nel 1999 la Abc commissiona a Lynch un nuovo serial televisivo, con la speranza di ripetere il successo mediatico di Laura Palmer. Ma quando Lynch presenta il suo primo montaggio i dirigenti del network americano restano interdetti e cambiano idea: il plot è troppo complicato ed ellittico, la storia incomprensibile. Successivamente il progetto è stato ripreso da Alain Sarde e da Studio Canal che propongono al regista di correggere il tiro e di trasformare la sua idea in lungometraggio. Il film si aggroviglia pian piano intorno all'incontro di due donne. È sul volto della prima che si apre il film: un incidente stradale, una pistola, una fuga dalle colline alla periferia di Los Angeles fino alla città scintillante di luci, per nascondersi nella casa dove conoscerà Betty, appena arrivata nella terra dei sogni in cui aspira a diventare attrice. Cinema nel cinema, sogno al quadrato, il film diventa il ring in cui le due donne si contendono il ruolo di protagonista. Betty aiuta la nuova amica a ritrovare la memoria e a ricostruire gli eventi che danno ragione dell'incidente e della grande quantità di denaro che Rita ha nella sua borsa. Man mano che Rita riconosce la sua storia Betty comincia a perdere la sua; Rita ritrova il suo tempo e Betty sfugge al suo. Il film cerca risposte e trova soltanto domande. Lynch realizza un film da performance psicanalitica, in cui dominano gli sdoppiamenti e le sostituzioni, le associazioni paradossali e i deliri allucinatori. La musica di Badalamenti aiuta la scrittura del sogno e apre finestre che introducono ad altre dimensioni temporali e spaziali. Il prima e il dopo impazziscono e il cortocircuito degli eventi spiazza lo spettatore che non sa più dove si trova e a che punto della storia riprendere e riprendersi. Il puzzle si affolla di personaggi: un regista che lotta per realizzare il suo film con i suoi attori, misteriosi e silenziosi mafiosi, commesse che cambino nome e giovani che sono perseguitati da allucinazioni progressive. La macchina da presa si agita come in un thriller psichico, è instabile come un occhio infingardo che si intrufola dove non dovrebbe. Poi si abbandona sulla storia d'amore che monta sui corpi delle due donne e infine si perde inseguita dalla spirale vertiginosa di una scatola cinese nel buco nero di un cubo azzurro. Los Angeles è Hollywood come il cinema è sogno. Lynch non è il primo a dirlo, ma è certamente uno dei registi che meglio controlla il registro del delirio. Andare a vedere un film di Lynch sperando di bere senza sforzo il brodo del significato è impresa disperata: il regista chiede di guardare i significanti, ne mostra la nuda e lesbica natura contraddittoria. L'inconscio è il vero palcoscenico della realtà: in ognuno di noi si nasconde un film mai realizzato.
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