 | IL SIGNORE DEGLI ANELLI: LA COMPAGNIA DELL'ANELLO(The Lord Of Rings: The Fellowship Of The Ring, USA, Nuova Zelanda 2001, 178 min.) di Peter Jackson - Sceneggiatura: Fran Walsh, Philippa Boyens, Peter Jackson, dal romanzo omonimo di J. R. Tolkien, edito da Bompiani - Fotografia: Andrew Lesnie - Scenografia: Grant Mayor - Costumi: Ngila Dickson, Richard Taylor - Musica: Enya, Howard Shore - Montaggio: John Gilbert - Protagonisti: Elijah Wood (Frodo Baggins), Ian McKellen (Gandalf), Billy Boyd (Pipino), Dominic Monaghan (Merry), Sean Astin (Samwise), Viggo Mortensen (Aragorn), Liv Tyler (Arwen), Ian Holm (Bilbo Baggins), Christopher Lee (Saruman), Cate Blanchett (Galadriel), John Rhys-Davies (Gimli), Andy Serkis (Gollum)
È il regime del fantasy che da qualche tempo dilaga, la fiaba a tutti i costi (miliardi), che gioca e ci gioca a tutti livelli, sfidando la realtà che ci incatena quotidianamente e prendendola per il culo. Settecento copie distribuite in tutta Italia faranno sicuramente abbattere i record e faranno scivolare il campione di incassi verso una sicura multivincita al campionato degli Oscar. Il blockbuster che in USA ha gia rastrellato 500 miliardi di lire, arriva anche in Sardegna conquistando 12 sale, di cui 6 nell’area cagliaritana: due in città e quattro al Warner Village. Le altre a Samassi, Carbonia, Santa Giusta, Nuoro, Tortolì e Sassari. I fan del Signore degli Anelli sono scatenati e molti di questi supereranno i record di visione registrati recentemente da "Harry Potter La pietra filosofale". È l'indigestione, il cinema trasformato in un'orgia visiva e annichilente. Il primo compito per tanti fan sarà quello di cogliere le differenze, le aggiunte, le parti cancellate, le mutazioni. Il film riduce da un lato e incrementa dall’altro (getta soprattutto zucchero sugli occhi). Quel che è certo (come è già stato per Harry Potter, il film attirerà tutti, grandi e bambini, cultori e neofiti, cinefili ed indifferenti, intellettuali e analfabeti (compresi quelli di ritorno), chiamandoli ad esprimersi su questa improvvisa invasione di vecchi maghi con la barba lunga, cavalieri neri, spettri, orchi, troll e uruk, nani, folletti ed elfi, castelli gotici e spade, demoni e fate in una luce preraffaellita. Cosa direbbe John Ronald Reul Tolkien - nato in Sudafrica da genitori inglesi, docente di letteratura a Oxford, autore di una saga che dal 1954 ad oggi ha venduto 110 milioni di copie, diventando oggetto di culto - di questa mitizzazione dell’istinto mitico tanto caro alla cultura di destra (l'edizione Bompiani del 2000 è introdotta dall'antropologo e campione di anticomunismo Elemire Zolla)? Cosa direbbe della mutazione spettacolare, dell’estrema cura e dell’imperialismo controllato degli effetti speciali che riempiono il desiderio degli occhi e danno forma epica all’immaginazione che era stata riempita dalla montagna di pagine (1400) che il libro accumula per raccontare un labirinto di storie concentriche e ripetitive? Difficile dirlo. Bisognerà aspettare di vedere anche gli altri due episodi della saga tripartita: dopo questo intitolato "La compagnia dell'anello" usciranno il secondo dal titolo (imbarazzante? profetico?) «Le due torri» e il finale «Il ritorno del re». Il cinema non è la letteratura: inutile indugiare sull'ovvia irriducibilità dell'uno all'altra. Ma è sempre interessante vedere in che modo il grande schermo riesce a dare forma visiva ad un immaginario moltiplicato dai modi infiniti delle letture. E una lettura del tutto personale è quella che ci propone il regista neozelandese Peter Jackson (già perseguitato dagli incubi di spettri, mostri e alieni in "Bad Taste" e "Creature del cielo"). Gli occhi della cinepresa ci calano in una fiabesca terra chiamata Contea (il film è girato nella terra del regista), dove vivono gli Hobbit, omini pelosi con le orecchie a punta. La vicenda affonda in un passato mitico, quando il presente era fatto di epos ed eroi. Tra i fatti originari vi è la fusione degli anelli del potere, equamente distribuiti fra le popolazioni fuorché l'ultimo, il più potente e pericoloso, forgiato dalle mani di Sauron, l'Oscuro Signore del male. In una spettacolare battaglia per il dominio di tutti i popoli l'anello è perduto da Sauron e passa di mano in mano fino ad arrivare a Bilbo Baggings, un vecchio e bonario hobbit, che lo tiene nascosto fino al giorno del suo 111° compleanno. È un anello malefico, che ha il potere di rendere invisibile chi lo porta e di donargli vita perpetua, ma produce anche l'effetto di stritolare l'anima di chi lo indossa in un gorgo di tentazioni, che alla lunga la lega alla parte più degradata e incline al male, rendendola schiava del maligno. Bilbo, sotto l'influsso dell'anello che già da troppi anni è in mano sua, vorrebbe portarselo dietro, ma Gandalf, il vecchio mago suo amico, lo convince a lasciarlo come tutte le altre cose in eredità a suo nipote Frodo, che lo stesso giorno entra nella maggiore età. Partito Bilbo, trascorrono parecchi anni finché un giorno Gandalf si rifà vivo e dopo aver spiegato a Frodo la storia dell'anello fuso nel fuoco dell'Abisso gli rivela che un grandissimo pericolo incombe sulla Terra di Mezzo: lo spirito di Sauron, il Signore di Mordor, già da tempo cerca l'anello del potere e si sta avvicinando alla meta, dopo aver esteso la sua influenza in nuovi territori e guadagnato molte alleanze, tra cui il mago Saruman. È lo stesso Gandalf a rivelare a Frodo l'unico modo per annientare il potere dell'anello: gettarlo nelle viscere incandescenti della Terra di Mezzo, tra le fiamme del Monte Fato, là dove è stato creato. Si costituisce così la Compagnia dei 9, compreso Frodo, che prende la strada che li porterà verso la terra di Mordor. Il film ci attraversa in questo viaggio dei 9 con i suoi favolosi paesaggi, fatti di fiumi, montagne, caverne, boschi, valli e praterie tra una battaglia e un’altra, scansando mostri e orchi di tutte le fatte. Il regista ha avuto a disposizione 900 miliardi di lire per realizzare i tre film che compongono la saga, il cui terzo episodio non potrà esser visto prima del 2003. Sette anni per completare i tre episodi, che Jackson ha riscritto insieme a John Howe e Alan Lee, illustratori ufficiali dell’opera tolkieniana. L’aderenza al libro è affermata, ma anche negata dall’autore, che sottolinea la sua personale lettura immaginativa. Molto complessa è stata l’organizzazione delle riprese, perché si è lavorato contemporaneamente alle riprese dei tre episodi. Nonostante ciò il regista ha seguito tutte le fasi di lavorazione, comprese le diverse troupe (erano 4 in tutto). Imponente l'impianto scenografico, tanto che è incredibile come alcuni luoghi del film (Moria, Rivendell, Gran Burrone) siano simili all’idea che la maggior parte dei lettori si è fatta leggendo il libro. Proprio per questo il rischio è che la critica del film si riduca ad un'indagine filologica. Lo schema narrativo è straconosciuto ed è inutile riscomodare Propp. È invece più interessante metterlo davanti all'altra grande universo epico di "Guerre Stellari", per scoprire che forse è vicino allo spirito tolkieniano più quell'impero galattico che questo medioevo anglosassone, più quel Luke Skywalker che questo Frodo, più quella principessa Leia che questa Galadriel. Ma a parte questo banale gioco perditempo, c'è da chiedersi: che ne è della Storia? Questa fantasia gotica, che incastona i grandi tempi della lealtà, dell'amicizia, del coraggio dentro un disegno universale il cui destino è giocato sul filo del rasoio che corre nella lotta tra il Bene ed il Male, è evasione dalla storia dentro una storia parallela. Il film è bello, ma è un film che incanta gli occhi e può anche accecarli. Jackson si è limitato a ricostruire, ma sarebbe stato molto più bello se si fosse avventurato nella terra del tradimento. Avrebbe deluso i fan di Tolkien ma avrebbe riportato la Storia di Frodo presso la nostra Storia, piuttosto che sottrarci alla nostra Storia per annegarci in una terra in cui Saruman somiglia a un Bin Laden che è passato dall'estetista; mentre invece somiglia più da vicino - con grande invidia di Silvio - al principe del capitale, l'imperatore George Bush II. |