 | SPIDER-MAN
(USA
2002, 121 minuti) di Sam Raimi - Soggetto
e sceneggiatura: David Koepp, con la
partecipazione di Stan Lee e Steve Ditko -
Fotografia: Don Burgess - Musica: Danny
Elfman - Scenografia: Neil Spisak -
Montaggio: Bob Murawski, Arthur Coburn -
Interpreti e personaggi: Tobey Maguire
(Peter Parker/Uomo Ragno), Kirsten Dunst
(Mary Jane Watson), Willem Dafoe (Norman
Osborn/Goblin), James Franco (Harry
Osborn), Rosemary Harris (May Parker),
J.K. Simmons (J. Jonah Jameson), Cliff
Robertson (zio Ben)
La
sorpresa dei super poteri può sconvolgere
la vita del più normale degli esseri
umani, ma non sempre spezza il legame tra
realtà e immaginazione. È la maschera
che consente di mantenere l'integrità
della persona, perché il nascondere
l'identità significa stabilire un legame
di complicità più forte con il lettore
di fumetti, con lo spettatore
cinematografico. Chi ha vissuto la propria
adolescenza leggendo la neomitologia della
Marvel delle storie di Stan Lee è così
intimamente legato all'umanità di Peter
Parker/Spider Man che non può non esser
soddisfatto del lavoro di Sam Raimi su un
soggetto che è passato anche attraverso
la scrittura di James Cameron. Raimi
recupera il personaggio disegnato da Lee e
lo consegna al cinema senza tradire le
aspettative dei fan. Il film è doppio:
racconta nella prima parte l'origine dei
superpoteri di Spider Man: un ragno
geneticamente modificato morde il giovane
e imbranato studente Peter Parker durante
una visita scolastica in un laboratorio di
ricerche. A questo punto la vita
quotidiana di Peter subisce una profonda
mutazione: camminare sui muri e sparare
fili di tela appiccicosa fa emergere una
consapevolezza ed una identità che prende
forma lentamente. L'unico mondo che non
muta è quello affettivo. Parker è
innamorato di Mary Jane, vicina di casa e
compagna di scuola, ed è profondamente
unito agli zii che lo hanno educato dopo
la morte dei genitori. Questo lo fa
sentire vicino come un personaggio reale,
perché è goffo, le ragazze non lo
trovano attraente ed è un poco
incompreso, non accettato dagli altri.
Toby Maguire mette a disposizione il suo
corpo incerto, la sua fragilità, il suo
sguardo da adolescente in crisi e la calza
dell'uomo ragno gli sta a pennello. Come
tutti i supereroi che si rispettano è su
un cattivo fortemente caratterizzato che
si definirà l'identità dell'Uomo Ragno.
Goblin nasce da un esperimento scientifico
che rievoca le gesta del dottor Jeckill.
Willem Dafoe interpreta brillantemente le
schizofrenie di Norman Osborne, il ricco
padre di Harry, amico intimo di Peter e
rivale nel corteggiare Mary Jane Watson.
Osborne perde la commessa del governo per
un progetto che mira a potenziare le
prestazioni militari dell'organismo umano.
In ritardo con le verifiche Osborne prova
su di sé una sostanza che provova una
frattura nell'identità dell'uomo,
scatenando un demone interno, Goblin, che
emerge fino a dominare l'uomo. Tutti i
personaggi voluti da Raimi aderiscono
all'immaginario marveliano: i due zii,
Mary Jane (clone sintetico che assimila in
sé anche la figura di Gwen Stacy), la
redazione e il direttore del quotidiano
Daily Bugle, quel Jonah Jameson che nel
fumetto riveste un ruolo fondamentale e
che nel film è sacrificato. E lo stesso
ambiente in cui vive Peter Parker, ragazzo
del Queens, che sospende New York nel
tempo, tra passato e futuro, in un
presente dilatato dai colori del computer
che ricostruiscono la città, mentre
Spider Man volteggia tra i grattacieli
appeso alle ragnatele. Parker usa
inizialmente i propri poteri per battere
sul ring un campione di wrestling e
conquistare la somma in palio. Quella
somma che gli dovrebbe servire per
acquistare un auto e conquistare lo
sguardo di Mary Jane. È in questo
contesto che Peter matura la
consapevolezza del suo potere con la forza
di un consiglio lasciatogli dallo zio
prima di morire, ucciso da un criminale
che avrebbe potuto fermare. Un piano
semplice, ma le cose, nei film come nei
fumetti e nella realtà, non vanno mai
come dovrebbero andare. «Un grande potere
comporta una grande responsabilità» gli
aveva detto lo zio, presagendo gli
sviluppi futuri e leggendo intimamente le
stranezze del nipote. Parker gioca la
carta dell'uomo mascherato e conquista il
cuore della ragazza. Il lieto fine però
ci viene sottratto: Raimi dribbla le
esigenze di produzione e da respiro a un
personaggio che per conquistare il
pubblico deve incarnare la solitudine del
supereroe. Nessuno dei personaggi della
Marvel è vicino alle nevrosi quotidiane
dell'uomo moderno come Peter Parker/Spider
Man. Lo intuisce Goblin che vuole far leva
su questa debolezza. Il demone verde
scopre l'identità dell'Uomo Ragno e gli
propone un'alleanza. Il rifiuto di Parker
è in sintonia con lo sguardo solitario
che accompagna il suo no alla ragazza che
ama. Tutto torna nella cinematografia di
Raimi, la cui filmografia ci ricorda un
"Darkman" che già testimoniava
della natura fumettistica dell'immaginario
filmico del regista. Il regista, famoso
per il cult horror La casa e per la
grottesca visionarietà (da fumetto)
dell'Armata delle tenebre, dominato da
effetti anamorfici, è da ricordare anche
il tema della quotidianità criminale ed
elementare che si scatena in Soldi sporchi
(A simple plan). Quel che si nasconde
nell'intimo umano è raccontato in
quell'abbraccio di Parker all'amico Harry
quando questi giura vendetta nei confronti
di Spider Man. L'angoscia che prende il
sopravvento è l'angoscia che accompagna
un presente sospeso tra passato e futuro.
Un presente in cui il supereroe è
onnipresente solo a se stesso e agli amici
che lo guardano da un altro mondo: su uno
schermo o sulle pagine colorato di un albo
di fumetti. Il film di Raimi ha vinto in
America la guerra degli incassi con i
cloni di Lucas e mira a fare altrettanto
in Europa.
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