 | CAST AWAY (USA, 2000) di Robert Zemeckis Interpreti: Tom Hanks, Helen Hunt, Paul Sanchez, Lari White, Nan Martin Un film "diviso" questo di Zemeckis, sedotto e seducente per la spazio di solitudine che fa naufragare nel silenzio, nel mutismo, nello sguardo di un individuo che non ha nemmeno lo specchio per potersi guardare. Perché due sono le storie raccontate: una nella cornice dell'interiorità sepolta e l'altra dell'esteriorità che seppellisce. La dimensione del quotidiano della metropoli è quella di Chuck Noland, ingegnere della Federal Express esperto di sistemi informatici, inseguito dal tempo di lavoro, assorbito dagli impegni, spersonalizzato da una vita automatica. L'ingegnere vive una vita programmata, scandita dal successo professionale e da un disagio esistenziale e sentimentale, perché gli impegni mangiano la vita ed è troppo poco il tempo che può e sa dedicare a Kelly, la ragazza con la quale è fidanzato da molti anni. Noland, scampato ad un disastro aereo, si ritrova su un'isola deserta del Pacifico (l'isola disabitata di Monu-riki) ed è messo davanti all'istinto di sopravvivenza, inventa il suo personaggio, struttura il suo rapporto con il tempo e con lo spazio secondo il ritmo della solitudine e dell'attesa dell'inattendibile. Tutta l'esistenza è da conquistarsi, dal cibo all'acqua, al riparo dal freddo e dai pericoli imminenti di una natura non soggiogata dal vetrocemento, dall'acciaio e dall'elettronica. Il nuovo Robinson Crusoe non ha amici e non ha rivali. E la sua competenza ingegneristica si manifesta inespressiva. Tra i pesci e le noci di cocco, l'unico compagno, l'unico legame con l'immaginario di visi della memoria è Wilson, maschera disegnata su una palla da volley. Poiché l'aereo precipitato è quello di un corriere internazionale Chuck dispone anche di alcuni pacchi contenenti oggetti indispensabili per la sua sopravvivenza. Tra questi un pacco che Chuck non vuole aprire e non apre perché nutre la segreta speranza di poterlo un giorno consegnare. La solitudine coatta del naufrago dura quattro anni, ma ritornare nel mondo civile, nel labirinto di impegni e lavoro, di sentimenti e rapporti formali diventa un'esperienza nuova e lacerante, che lo fa ripiombare nel cerchio di una solitudine più profonda. Riflessione radicale sulla concezione della vita quotidiana dell'uomo contemporaneo, il film ci mostra l'abisso che ci separa da noi stessi. Esemplare in questo senso è la scena del naufragio, avvenuta di notte, nel buio completo, come se la storia ci raccontasse in realtà un viaggio dentro il sé più segreto e invisibile. Il film diventa sonoro (i rumori d'ambiente sono il vero paesaggio psicologico) e si sottrae al controllo dell'occhio, implora il silenzio dello spettatore e gli chiede di sospendere lo sguardo verso il mondo esterno per guardarsi dentro. Chuck cerca costantemente la via di casa, ma in realtà sta cercando di ritrovare la strada verso se stesso. La steady cam si agita nervosamente e vorticosamente per mostrarci la corsa contro il tempo del ritmo metropolitano. L'occhio cinematografico indugia invece sul silenzio e rallenta sull'attesa, concentrato sulla microfisica della vita. Zemeckis riserva una buona metà abbondante del film all'assolo di Tom Hanks, che qui mette in campo tutta la sua capacità attoriale di dominare lo schermo, di concentrare l'attenzione dello sguardo e dell'emozione. Impianto da colossal e vocazione sperimentale (come è lo standard del regista autore della saga di "Ritorno al futuro", del recentissimo thriller psicologico "Verità nascoste" e del capolavoro di Hanks, "Forrest Gump"), per un film lanciato verso la notte degli oscar con un'altra probabilità di rastrellare statuette. Il binomio Hanks / Zemeckis si rivela ancora una volta vincente. Ci sono voluti due anni per mettere insieme il film. Uno di questi è stato necessario perché l'attore protagonista dimagrisse di ben 20 chili. era necessario rendere credibile la trasformazione fisica e psicologica insieme. |