 | DANCER IN THE DARK
(Coproduzione Europa-USA, 2000) di Lars Von Trier - Interpreti: Björk, Catherine Deneuve, Peter Stormare, David Morse
Primo film "americano" di Lars von Trier, nel senso che la sua casa di produzione Zentropa ha ricostruito la "fabbrica dei sogni" per ospitare una storia tutta ambientata nell'America del lavoro di oggi. Massimo interprete del modello produttivo "Dogma" il regista danese ha dribblato con questo film i canoni del suo manifesto estetico. Con un budget di 26 miliardi di lire ha confezionato una e/mozione progressista che riassume nella forma del musical un altro vecchio film Joe Hill di Bo Widerberg, musical sindacalista tra scioperi e scontri con la polizia, con la colonna sonora di Woody Guthrie. A differenza quello di Von Trier è un vero e proprio congegno emozionale perfido, perché spinge al pianto e al riso, alla rabbia e alla gioia a comando. Ascolta il tuo cuore dice la SelmaSong trascinando lei al sacrificio e lo spettatore alla lacrima. Il film racconta la storia di Selma, una ragazza cecoslovacca quasi cieca che con i risparmi del suo lavoro in fabbrica cerca raccogliere i soldi necessari per l'operazione agli occhi del figlio. Il melodramma svolge il tema del sacrificio finale punteggiando la storia con i sogni - o meglio - le allucinazioni musicali dell'operaia, alias Bjork. Il film ha schierato nettamente il gusto del pubblico: lo si ama o lo si odia con trasporto emotivo, senza sfumature. E il regista incoraggia i fronti ideologici quando sostiene: "vorrei fare un film di destra, razzista, machista e fallocentrico: bisogna pur cambiare i punti di vista!" Ha dilagato l'entusiasmo per un film che a rivederlo mostra i limiti della revisione. Il film accomoda, melodrammizza in forma soggettiva lo sfruttamento capitalistico, derubrica i guasti del taylorismo. Il regista sposta la tele-visione dalla condivisione dei ritmi di fabbrica all'irreversibile cecità di Selma, indugia su quei brutti occhiali che facilitano la proiezione del pubblico sulla protagonista. E ci mostra una fabbrica claustrofobica, dominata dallo sfruttamento ossessivo dei corpi. La miopissima Selma, seppure aiutata da una traslucida Catherine Deneuve (che abbandona gli sguardi gelidi, recita senza trucco e con un fazzoletto in testa, ammorbidita dalla immediatezza punk di Bjork), operaia anch'essa, non risponde al ritmo della fabbrica e il rumore delle macchine l'aiuta solo quando si fa sogno e ritmo musicale, supporto alla sua musica viscerale. Ma i temi del lavoro soccombono davanti all'urgenza del sacrificio, all'inderogabile vocazione martiriologica della protagonista, cieca negli occhi e cieca rispetto ad ogni altra possibilità, monolitica nel suo perseguire l'obiettivo come una paranoia mortale. Lontani i tempi duri e fastidiosi di Rosetta. Larso Von Trier semina e nasconde sul set 100 occhi che moltiplicano gli sguardi, trasformano lo spettatore in un insetto, un voyeur entolomogico che si aggira sul naso dei personaggi, caracolla sugli operai, ruota intorno ai movimenti di Bjork, la sfiora e si accanisce sul suo corpo. Scherza in modo presuntuoso e pornografico con il musical: ancheggia citando le geometrie scintillanti di Busby Berkeley, sottrae interi spezzoni di dna al Jacques Demy di Les Parapluies de Cherbourg o Les Demoiselles de Rochefort. In un'intervista pubblicata su Les inrockuptibles la musicista giura che mai più sarà attrice. "Questa esperienza mi ha insegnato che devo restare fedele alla musica e non giocare stupidamente con altre forme espressive". La cantante islandese era stata ardentemente voluta da von Trier dopo averla vista nel video di Spike Jonze, It's so quiet. Ma il film fu funestato, già in fase di realizzazione, dai litigi tra Bjork e il regista. Il quotidiano danese Berlinske Tidence che aveva seguito la vicenda sostenne che lei abbia preteso e ottenuto così una sua partecipazione al montaggio e l'approvazione di tutti i tagli alla colonna sonora. Bjork in realtà mal sopportava l'"imperatore" Von Trier. Si racconta che una volta si sia strappata i vestiti e se ne sia andata. Se poi ha accettato, è perché lei aveva già composto la colonna sonora e non le andava di buttare via due anni di lavoro. "Il problema di Lars von Trier è che si sente Napoleone - dice Bjork - In questo è molto danese, la sua cultura è impregnata di monarchia. Io non ero preparata a un atteggiamento del genere. Ho lavorato con altre persone ma sempre in un rapporto di collaborazione, Tricky, Talvin Singh, e ognuno di noi cercava di essere se stesso andando verso l'altro. Nello scontro tra me e Lars c'è qualcosa di più, l'Islanda contro la Danimarca, le donne contro gli uomini e soprattutto le immagini contro la musica". La colonna sonora è dominato da Cvalda, canzone in cui canta anche Catherine Deneuve, satura dei ritmi del lavoro e dei movimenti meccanici delle presse. Nulla di nuovo sul fronte rumorista, se si pensa solo per semplicità al rumorismo esasperato dei berlinesi Einstürzende Neubauten e all'itinerario complesso della musica concreta fin dai tempi di Pierre Schaeffer. Il film ha vinto a Cannes e si è aggiudicato anche gli European Film Awards 2000 dall'Accademia del cinema europeo. |