Il Cinema dalla A alla Z | A cura del nostro critico Antonello Zanda | | Cartoni, film d'azione, comici e pellicole da amare o evitare |
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|  | THIRTEEN DAYS (Thirteen Days, USA 2000, 145') di Roger Donaldson - Protagonisti: Kevin Costner, Bruce Reenwood, Stephen Culp, Dylan Baker, Michael Fairman, Henry StrozierCostner indossa gli abiti di Kenny O’Donnell, il segretario particolare JFK che l’aiutò a gestire i tredici giorni di crisi che portarono a un passo dal conflitto nucleare tra USA e URSS. È il 16 ottobre del 1962, quando il consulente per la sicurezza Bundy presentò al presidente le foto di una base missilistica sovietica a Cuba. Il neozelandese Donaldson (che aveva già diretto Costner in Senza via di scampo) entra dentro la fase acuta e mette in scena il rischio, scavando tra forza, diplomazia e compromesso. Un’escalation della tensione misurata dallo sguardo dietro le quinte della stanza ovale di Costner, oscillando dal thriller al film d’azione (i voli acrobatici degli aerei militari americani in perlustrazione che sfuggono come in un videogioco ai razzi lanciati contro di loro). Eccessivo lo slancio beatificante di Kennedy, troppo buono per essere umano, troppo umano per essere buono. |  | BW2 - IL LIBRO SEGRETO DELLE STREGHE (Blair Witch 2: Book of Shadows, USA, 2000) di Joe Berlinger. Interpreti: Kim Director, Jeffrey Donovan, Erica Leerhsen, Tristine Skyler, Stephen Barker Turner A Burkettsville, nel Maryland, dopo l’uscita del film "The Blair Witch Project" si fanno affari d’oro. Il bosco è meta di curiosi e avventurieri. E Jeff, uno psicopatico del luogo, ha trasformato la sua paranoica ossessione per la Strega di Blair in un grande business. Così il giovane coinvolge quattro ragazzi nell’esplorazione delle Black Hill, dove si pensa che viva ancora lo spirito della Strega. Ma dopo la prima notte i giovani campeggiatori si risvegliano trasformati. Annunciato come un sequel il film è semplicemente una banale operazione commerciale. Il montaggio e gli effetti speciali non fanno il film, che arranca dietro alle chiacchiere e non riesce a decollare. Il risultato è prevedibile è assume gli stessi contorni della strega di Blair, evanescente come un sogno che non si riesce a ricordare. |  | BREAD AND ROSES (Bread and Roses, Gran Bretagna, 2000), di Ken Loach. Interpreti: Adrien Brody, Pilar Padilla, Elpidia Carrillo, Jack McGee Il regista inglese sbarca negli Stati Uniti, ma resta fedele ai suoi temi preferiti, il lavoro e la condizione umana mediati nella politica. La giovane messicana Maya si riunisce con la sorella trentenne Rosa, che lavora come donna delle pulizie in un grattacielo di downtown, cuore del mondo degli affari di Los Angeles. Un anarchico sindacalista, Sam, convince Maya a lottare per la dignità del lavoro. Loach dà corpo e voce al mondo multietnico e proletario metropolitano: lo sfruttamento e il lavoro sottopagato sono ragioni forti per esporsi al rischio dell’espulsione da un paese corroso dalle spinte neoliberiste. Maya incontra la lotta politica, fatta di picchettaggi, volantini, assemblee, cortei, scontri con la polizia, ma anche piccole vittorie. Il sangue e lo spirito, il lavoro e l’amore sono messi a dura prova dal motto "Niente giustizia, niente pace". La vita non fa sconti, ma non di solo pane si può vivere: ci vogliono anche le rose. |  | IL GRINCH (How the Grinch Stole Christmas, USA, 2000) di Ron Howard. Protagonisti: Jim Carrey, Molly Shannon, Jeffrey Tambor Grande prova d’attore della maschera plastica e vocale Jim Carrey, irriconoscibile sotto il pesante trucco di Rick Baker, ma inconfondibile nell’interpretazione. Il Grinch arriva sugli schermi italiani e irrompe dal monte Crumpit dove vive solitario dopo aver sbancato i cinema statunitensi. L’astutissimo e dispettoso mostro verdastro, disegnato dalla penna di Theodor Seuss Geisel per l’immaginario infantile americano e non solo, cerca di rovinare la festa agli abitanti della cittadina di Kinonsò. Un antieroe difficile da portare al cinema, il Grinch è l’ultima creatura prodotta da Ron Howard, che traduce in uno specchio deformante i sensi di colpa occidentali, dà voce all’irrazionale voglia di rompere le scatole che si agita dentro di noi affogati dal consumismo di un natale di maniera. |  | ALMOST BLUE di Alex Infascelli (Italia, 2000). Interpreti: Lorenza Indovina, Andrea Di Stefano, Rolando Ravello, Claudio Santamaria Una ragazzo cieco indica la strada sonora per catturare il serial killer che a Bologna fa strage di studenti universitari. Dal romanzo di Carlo Lucarelli un frullato di sangue pulp che cerca di colpire il basso ventre dello spettatore. L’estetica è da videoclip, con tutti gli stereotipi ma il cinema è latitante: pessima la recitazione, improbabili l’ispettore clone di Jodie Foster, il montaggio ridondante, la sceneggiatura schizofrenica e incomprensibile che sfiora il comico involontario. "Seven" di Fincher è un miraggio. Il regista sposta il centro narrativo dal ragazzo non vedente all’ispettrice irreale, ma sbaglia la mira. L’unica cosa da salvare è il brano musicale omonimo cantato da Elvis Costello. | |
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