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Speciale cinema:
le schede dei film in programmazione
Il Cinema dalla A alla Z

A cura del nostro critico Antonello Zanda

Cartoni, film d'azione, comici e pellicole da amare o evitare

 

Le schede dei film:
 
TANGUYTANGUY

(Francia 2002, 110 minuti) di Etienne Chatiliez - Sceneggiatura: Laurent Couchan e Etienne Chatiliez - Fotografia: Philippe Welt - Scenografia: Stephane Makedonsky - Costumi: Elisabeth Tavernier - Montaggio: Catherine Renault - Interpreti e personaggi: Sabine Azema (Edith), André Dussollier (Paul), Eric Berger (Tanguy), Melene Duc (La nonna)

Il brillante sinologo ventottenne Tanguy Guetz è figlio unico e di andarsene dalla casa dei genitori non vuole saperne. I meravigliosi e affettuosi genitori che gli avevano promesso eterna assistenza familiare si stancano. Un rapporto aperto e sincero: si dicono tutto e lui, Tanguy, può anche portarsi le ragazze a casa, sottoponendo i genitori al concerto dei suoi fiammeggianti amplessi. Un figlio modello: il futuro gli sorride, i soldi non gli mancano, lavora, studia e le donne fanno la fila per contenderselo. La madre ricorre allo psicanalista: le amiche piangono i figli che se ne vanno presto da casa e lei piange perché non riesce a scrollarselo di dosso. Commedia vivace che gioca sulla caricatura: la comicità scaturisce dalle situazioni eccessive. Il reale (il dato dei figli che sostano in famiglia fino ai 30 anni è un dato vero) è spinto fuori di sé fino al surreale: abbiamo a che fare con un cocco di mamma pedante e antipatico (il film del resto poteva funzionare solo con un improbabile orientalista praticante di filosofia confuciana), non con un disoccupato frustrato che non riesce a liberarsi dell’abbraccio genitoriale. Un film furbetto e in fin dei conti banale: parte bene e si spegne nel secondo tempo, fino al finale appiccicato e rassicurante.

 

SHREKSHREK

(Shrek, USA 2001, 90') di Andrew Adamson, Vicky Jenson - Voci originali: Mike Myers (Shrek), Eddie Murphy (Donkey), Cameron Diaz (Principessa Fiona), John Lithgow (Lord Farquaad)

Rutta, scoreggia, mangia schifezze, puzza di fiato e si lava nel fango: Shrek inverte l’ordine della buona educazione e destruttura i meccanismi della fiaba tradizionale. Il film ironizza con la giusta e sana carica politicamente scorretta sui classici di Grimm e di Perrault, ma anche di Disney. I personaggi gli invadono la casa nella palude e la solitudine dell’orco, il quale per riconquistare la solitudine perduta si accorda con Farquaad, per cui deve liberare la principessa Fiona, tenuta prigioniera in un castello custodito da un drago (che in realtà è una draga). Il finale è a sorpresa, perché la principessa è stregata da un sortilegio. Punta di diamante del cinema e della tecnologia dell’animazione, il film, realizzato dai team della Pacific Data Images e della spielberghiana Dreamworks, ce la mette tutta per piacere agli adulti e ai bambini. E ci riesce.

 

IL SARTO DI PANAMAIL SARTO DI PANAMA

(The Tailor of Panama, USA, Irlanda 2001, 109') di John Boorman - Sceneggiatura: Andrew Davies, John Boorman e John Le Carré, tratto dal suo romanzo omonimo edito da Feltrinelli - Interpreti e personaggi: Geoffrey Rush (Harry Pendel), Pierce Brosnan (Andrew Osnard), Jamie Lee Curtis (Louisa Pendel), Leonor Varela (Marta), Brendan Gleeson (Mickie Abraxas), Harold Pinter (Zio Benny), Catherine McCormack (Francesca)

Andy Osnard è una spia inglese, inviata a Panama per evitare che il canale, che dal 1999 è sotto l'amministrazione panamense, cada in mani nemiche. Osnard recluta Harry Pendel, un sarto che vive a Panama, conosciuto e benvoluto da tutte le persone più influenti del luogo: in sostanza l'informatore per eccellenza. Ma questi in realtà ha un passato poco chiaro e versa in una difficile situazione economica e Osnard lo ricatta. Pendel accetta e inventa una storia che provoca un intrigo internazionale. Boorman monta un film sulla disoccupazione delle spie dopo la caduta dei muri. Brosnan presta il corpo ad uno stereotipo in declino, irriconoscibile. Il seduttore e ironico modello alla James Bond subisce una metamorfosi e diventa cattivo e cinico: dov'è finito il fascino antico e romantico della spia gentleman? Congelato con la guerra fredda: cioè finito. Intelligente metafora sul genere che interpreta, ironicamente, il crollo di un mito.

 

LE FATE IGNORANTILE FATE IGNORANTI

(Italia 2000, 106’) di Ferzan Ozpetek - Protagonisti: Margherita Buy, Stefano Accorsi, Serra Yilmaz, Andrea Renzi

Il regista italo-turco mette in scena i lati obliqui della quotidianità, quelli che nascondo, di sé e degli altri che ci stanno vicini, gli aspetti più reconditi. Antonia e Massimo sono due persone normali che vivono una vita apparentemente tranquilla e soddisfacente. Alla morte di Massimo in un banale incidente stradale, Antonia scopre un quadro del marito ("La fata ignorante" di Magritte) che riporta la dedica di un amante. Antonia si mette alla ricerca della persona e scopre che si tratta di un uomo, Michele. Con un’immersione nel mondo multietnico degli omosessuali e dei transessuali, caro a un regista dichiaratamente e ostentatamente gay, il film è popolato di personaggi spesso stereotipati ma autentici. Lontano dalla traccia del kieslowskiano "Film Blu", il modesto film di Ozpetek cerca di scavare il doppio che anima Antonia, sconosciuta persino a se stessa.

 

THE MEXICANTHE MEXICAN

(The Mexican, Usa 2001, 124’) di Gore Verbinski - Sceneggiatura: J. H. Wyman - Protagonisti: Brad Pitt, Julia Roberts, James Gandolfini, Gene Hackman

Ad un criminale da quattro soldi, Jerry, un boss affida il compito di recuperare un’antica pistola chiamata Mexican, su cui pende una maledizione. Il suo viaggio sgretola la relazione con la sua donna, Samantha, che vola verso Las Vegas, dove sarà rapita e accudita da un sicario gentile che vuole ricattare Jerry mentre questo si perde fra i villaggi sperduti e deserti assolati. Gravato da una sceneggiatura tarantinata, inesistente e sanguinolenta, il film scivola verso il nulla finale. Costruito con i due attori più pagati attualmente ad Hollywood il regista riesce a fare un pessimo e noioso film di maniera. Eppure il film è una produzione a basso costo perché i due divi - che la storia ci mostra insieme solo per venti minuti - hanno accettato di parteciparvi per un compenso ridotto. Anche questo non è bastato al quasi sconosciuto Verbinski. L’unico che si salva dalla debacle è Gandolfini.

 

 

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